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Un continente per l’ecumenismo

· Seminario promosso in Cambogia ·

«Come possono le religioni aiutare a sconfiggere la violenza in Asia?»: questa è la domanda che ha guidato quest’anno il seminario itinerante promosso del World Council of Churches (Wcc) che si è svolto dal 7 al 20 giugno in Cambogia.

Il seminario costituisce la parte centrale del programma “Youth in Asia Training for Religious Amity” (Yatra) con il quale il Wcc vuole offrire a giovani delle comunità cristiane in Asia un percorso di formazione ecumenica e interreligiosa, nel quale fondamentale è la dimensione della condivisione delle esperienze personali e la conoscenza diretta di luoghi e di testimoni dove si vive per la pace. Si tratta di un programma che è nato dopo la celebrazione della decima assemblea generale del World Council of Churches a Busan, in Corea del Sud (30 ottobre–8 novembre 2013) dove venne stabilito che le Chiese e le comunità cristiane dovevano iniziare «un pellegrinaggio di giustizia e di pace», proprio per scoprire cosa i cristiani potevano fare insieme per combattere la violenza e per annunciare Cristo. A Busan vennero avanzate numerose proposte per coinvolgere in questo «pellegrinaggio» i più giovani in modo da farli sentire sempre più partecipi del cammino ecumenico, mostrando come questo fosse strettamente legato, anche in Asia, alla promozione di un dialogo interreligioso. Da queste proposte si è delineato il programma Yatra che richiama l’idea del «pellegrinaggio per la pace e per la giustizia» di cristiani di tradizioni diverse, i quali si mettono in cammino ponendo particolare attenzione alla dimensione interreligiosa della costruzione della pace; quest’anno il Wcc ha promosso il programma in collaborazione con il Centre for Peace and Conflict Studies (Cpcs), che ha la sua base in Cambogia. Da anni il Cpcs è impegnato nel superamento della violenza soprattutto con la definizione di percorsi per la riconciliazione della memoria in una regione che è stata segnata per decenni da conflitti che hanno provocato milioni di morti, lasciando delle ferite tuttora aperte che hanno generato e generano ancora altra violenza.

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16 dicembre 2019

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