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Dinamiche comunicative

· ​Per abbattere i muri dell’incomprensione ·

«L’ascolto nelle dinamiche comunicative nella Chiesa di Papa Francesco» è il tema del seminario che il Centro Evangelii gaudium, in collaborazione con la Rete europea risorse umane, promuove per giovedì 6 presso l’Istituto universitario Sophia di Loppiano. Anticipiamo stralci della relazione del prefetto della Segreteria per la comunicazione.

Cameron Limbrick «Mind Communication»

 Molti si chiedono perché Papa Francesco sia ascoltato e capito dalle folle, tanto diverse per cultura, sensibilità, estrazione sociale, appartenenza religiosa. La ragione è molto semplice: Papa Francesco usa un linguaggio comprensibile a tutti. Facciamo degli esempi semplicissimi. Quando saluta dicendo «Buongiorno» oppure «Buonasera» usa formule quotidiane, che sono sulla bocca di tutti, dalla persona più elevata socialmente a quella più semplice. Lo stesso succede quando augura «Buon pranzo», quando raccomanda di usare espressioni come «grazie», «scusa», «per favore», oppure quando invita «pregate per me». Tocca situazioni umane, la vita familiare, le relazioni di lavoro, di amicizia, di affetto, in cui tutti ci ritroviamo. Adotta lo stesso schema anche quando parla di Dio, di Gesù, della Madonna, e ripete che Dio ci perdona sempre, che è come un Padre tenero che non si stanca di noi; Gesù ci ama, la sua misericordia non ha limiti, ci aspetta sempre; la Madonna è la nostra mamma, ci accarezza, viene in nostro soccorso quando la vita ci riserva dei momenti tristi e dolorosi. 

Sono tutte espressioni e immagini che invitano chiunque sia in ascolto a tendere l’orecchio perché sono immediatamente comprensibili, non escludono nessuno, non richiedono un lessico particolarmente ricco o sofisticato, non creano separazioni, non mettono in difficoltà, lasciano lo spazio e il tempo affinché ognuno possa portare nel proprio cuore quanto ha ascoltato e lo rielabori secondo i propri ritmi.
Papa Francesco non mette scadenze, non crea antagonismi, non esprime giudizi, anzi, mostra pazienza, tende la mano, incoraggia, indica la meta da raggiungere, facendo sentire che non siamo abbandonati, che Gesù è sempre al nostro fianco. Questa pedagogia della fede, che privilegia il tempo e i tempi delle persone, testimonia una grande capacità di ascolto, per imparare e rispettare i passi dell’altro, altrimenti il centro sarò sempre io e il prossimo rimarrà nelle periferie del mio “ego”. A questo proposito, in maniera più lucida e illuminante, Papa Francesco ci dice: «Il dialogo permette alle persone di conoscersi e di comprendere le esigenze gli uni degli altri. Anzitutto, esso è un segno di grande rispetto, perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore. In secondo luogo, il dialogo è espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere il bene comune. Inoltre, il dialogo ci invita a porci dinanzi all’altro vedendolo come un dono di Dio, che ci interpella e ci chiede di essere riconosciuto» (Udienza generale, 22 ottobre 2016).

di Dario Edoardo Viganò

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17 luglio 2019

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