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In ascolto del grido
della terra e dei poveri

· Presentata la conferenza su «Religioni e obiettivi di sviluppo sostenibile» ·

Le religioni sono attori principali in termini di sviluppo. Svolgono un ruolo cruciale nel fornire educazione, pietra miliare della società civile per secoli. Lo ha detto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, martedì mattina, 5 marzo, nella Sala Stampa della Santa Sede, presentando la conferenza internazionale su «Religioni e obiettivi di sviluppo sostenibile: in ascolto del grido della terra e dei poveri», in programma in Vaticano, nell’Aula nuova del Sinodo, da giovedì 7 a sabato 9.

Bambini in un campo per sfollati nel nord dello Yemen (Reuters)

L’incontro è promosso dal Dicastero e dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, perché, ha spiegato il porporato, le religioni continuano a offrire o a sostenere il 50 per cento di tutte le scuole. In particolare nell’Africa sub-sahariana, secondo l’Unicef, si arriva al 64 per cento di tutte le istituzioni didattiche. Le persone religiose, ha aggiunto Turkson, rappresentano anche la quarta più grande comunità di investimento identificabile, con circa il 12 per cento dell’investimento totale di capitale in tutto il mondo. Inoltre gestiscono circa un terzo di tutte le strutture mediche del pianeta. Per questo, ha fatto notare il porporato, è importante che i leader religiosi condividano gli obiettivi di cambiare lo stile di vita, il modo di produrre, commerciare, consumare e sprecare. «Siamo una “specie narrativa” — ha commentato il prefetto — e non si condivide mai nulla di importante per le nostre vite attraverso le cifre». Nessuno, infatti, è mai «stato convertito da un grafico a torta», ma è stato spinto da una storia. Le storie sono alla base dei sistemi di credenze che permettono alla maggior parte delle persone di farsi strada attraverso le lotte e le speranze del futuro. Perciò le religioni possono contribuire, con le loro ricche narrazioni, a un futuro sostenibile, insieme a tutte le società e le istituzioni.

La conferenza internazionale, ha detto il cardinale, riguarda il modo in cui le voci religiose possono contribuire ai colloqui sullo sviluppo umano a livello di Nazioni Unite e in altre sedi mondiali. Pertanto, ha sottolineato, non stiamo organizzando una conferenza solo per discutere questioni relative allo sviluppo. È piuttosto per aiutarsi l’un l’altro a promuovere una conversione ecologica e globale che possa trasformare il mondo. E ciò va fatto urgentemente, perché un grido richiede una risposta immediata.

Lo scorso ottobre, ha ricordato in proposito il prefetto, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ha avvertito che l’umanità ha meno di un decennio per intraprendere una trasformazione dei sistemi di consumo e produzione in modo da mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. Per troppo tempo, ha rimarcato il relatore, «abbiamo discusso negli incontri internazionali sullo sviluppo», senza fare molto in concreto. Gli ha fatto eco suor Sheila Kinsey, cosegretaria della commissione Giustizia, pace e integrità del creato in seno all’Unione dei superiori generali (Usg) e dell’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg). La religiosa ha fatto riferimento alle cinque “p” — persone e pianeta, prosperità e pace, e partenariato, per preparare piani d’azione — prese dal preambolo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta nel settembre 2015, che ingloba 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in un grande programma che si pone un totale di 169 ‘target’ o traguardi. «Mettendo insieme persone che condividono la nostra visione comune per il benessere di tutta la creazione, — ha auspicato suor Sheila Kinsey — possiamo cercare di trovare modi per promuovere responsabilmente una nuova realtà che attui gli obiettivi di sviluppo sostenibile».

Alla presentazione dei lavori — nel corso dei quali è previsto anche un appuntamento culturale nel pomeriggio di giovedì 7 marzo nell’aula Paolo vi — sono intervenuti anche monsignor Bruno Marie Duffé, segretario del Dicastero, e René Castro, direttore generale del Climate, biodiversity, land and water development della Fao.

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