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In ascolto

· Krista Tippet, voce radiofonica d’America ·

Non è solo una voce della radio Krista Tippet, ma una persona dal ricco profilo intellettuale e umano. Lo si deduce facilmente dal suo libro Speaking of Faith: Why Religion Matters and How to Talk About It (Penguin, 2008) seria riflessione di una donna che sfida la sua cultura, quella dell’American Dream. Il titolo è un programma, certo, per la radio perché inizialmente la sua trasmissione radiofonica si intitolava proprio nella stessa maniera (Speaking of Faith), ma che diventa nel corso degli anni — e ancora oggi — On Being che si potrebbe tradurre «sull’essere», quasi a voler dire l’essere sulla frontiera delle fede.

Il suo programma è iniziato con una serie occasionale di incontri in una radio nel Minnesota alla fine degli anni Novanta per diventare all’inizio degli anni Duemila un mensile e, infine, un vero e proprio appuntamento settimanale. Nel 2010 il programma assume il nuovo titolo e viene ritrasmesso via internet dove si possono trovare decine e decine di interviste a uomini e donne americani e non, che hanno qualcosa da dire sulla religione e sull’esperienza religiosa. Alla domanda generica su quante persone abbia incontrato, Krista risponde ignorando il numero esatto — come per modestia — ma si tratta di qualche centinaio: ogni programma ruota intorno a un personaggio dalla profonda esperienza religiosa.

Quando la incontro, in occasione di un seminario di studio sulla compassione tra i boschi della cittadina di Kalamazoo, nel Michigan, riconosco immediatamente la sua voce, inconfondibile. Ha un tono che ti porta, ti fa meditare e ti invita alla riflessione. Ha una grande sensibilità e quando interviene per moderare le sessioni, un silenzio pieno di rispetto cala su tutti i presenti — alcuni dei quali professori di spicco dell’università cattolica di Notre Dame — per far spazio al contenuto delle sue osservazioni.

La sua voce, infatti, così abituata all’attività radiofonica, conduce l’ascoltatore all’oggetto dei suoi pensieri: è un mezzo potente quello che le è stato dato in dono, Krista lascia che traspaia con molta modestia perché è consapevole che si tratta di un servizio alla spiritualità. D’altro canto, l’ospite di ogni suo programma è davvero messo in condizione di poter esprimere liberamente la sua esperienza, sempre davvero profonda.

La religione e la vita dei credenti costituiscono il centro dei suoi interessi e questo è quanto mai sorprendente quando si pensa che giovanissima lasciò gli States per andare in Germania, corrispondente per diversi organi di stampa. Il suo libro illustra l’esperienza di un’americana in una Germania sofferente per il dramma della separazione e della Guerra fredda. Di ritorno negli Stati Uniti, segue un master in teologia all’università di Yale e qui riannoda i legami con il suo ambiente d’origine così orientato alla pratica della fede cristiana. In seguito al diploma nel 1994, frequenta per lungo tempo l’abbazia benedettina di Saint John a Collegeville, nel Minnesota per un progetto di ricerca in storia orale. L’ascolto del racconto del monastero le offre lo stimolo per ideare un programma radiofonico. Così, pian piano, matura quel progetto che diventerà un patrimonio culturale e intellettuale per tutti.

Il sito internet di On Being è una vera e propria enciclopedia della religione contemporanea nel suo versante americano e, più in generale, internazionale. Quando le chiedo in maniera più precisa del perché dell’emissione radiofonica, Krista non ha dubbi: «In quegli anni, il tema religioso riguardava solo l’aspetto negativo, degenerato e corrotto delle religioni intese soprattutto come istituzioni sociali e politiche. Avevo intuito che si doveva offrire un nuovo approccio». Questo spazio vuoto, come definisce lei stessa, ha costituito il successo del programma.

Per Krista, le religioni non sono solo istituzioni, ma sono i credenti a formarne il cuore pulsante. Non va dimenticato che siamo alla vigilia dei drammatici avvenimenti del 2001 e che il suo programma è stato inaugurato proprio quell’anno. Dire religione significava violenza o comportamenti in aperto contrasto con i principi religiosi professati. Krista ha quindi offerto a tutti gli ascoltatori l’esperienza concreta, vissuta, sofferta di decine e decine di protagonisti della vita cristiana.

Parlandomi, sa che si rivolge a un prete cattolico, lei di tradizione battista, ed è onorata di aver fatto conoscere negli States l’attività dell’osservatorio astronomico vaticano che ha una sede anche in Arizona. Prima che realizzassi quell’emissione, mi dice — quasi sorridendo — molti americani pensavano ancora il rapporto tra Chiesa cattolica e scienza come al tempo di Galileo. È convinta di aver contribuito alla causa di una revisione dell’opinione pubblica americana grazie all’intervista a fratel Guy Consolmagno e a padre George Coyne, perché è un modo di far comprendere agli ascoltatori l’articolazione tra fede e scienza nel mondo cattolico e più in generale per il cristiano.

La relazione tra scienza e religione sembra colpire la sua attenzione di credente come prova anche il programma interamente dedicato a Teilhard de Chardin, grazie alla partecipazione di Ursula King, teologa cattolica attenta alle questioni di gender e alla spiritualità oltre al pensiero riguardante l’evoluzione.

La voce di Krista e le sue interviste sono una fonte eccezionale di conoscenza del mondo cristiano. Non vuole soffermarsi sulle tematiche scontate, quelle che riempiono le prime pagine dei giornali riguardanti la religione, ma cerca di far parlare la religione attraverso i credenti con un’esperienza tanto particolare quanto universale.

È il caso dell’intervista a Marie Howe, poetessa dello Stato di New York, che esprime il senso della poesia, della sua intraducibilità, della sua assoluta necessità e il riflesso della sua educazione cattolica. Marie Howe afferma che la vita morale si esprime tanto in quanto diciamo quanto in ciò che compiamo. Con questa frase si può sintetizzare anche l’essere cristiano della sua intervistatrice.

Krista Tippet può davvero vantarsi di aver contribuito a un serio cambiamento di mentalità negli Stati Uniti a riguardo della religione. La sua emissione è diffusa in oltre duecento radio in tutto il Paese e grazie al suo sito internet, moltissimi sono gli ascoltatori in tutto il mondo. La sua preoccupazione fondamentale è raccontare veracemente cosa sia la religione per un credente che assume responsabilmente la propria vocazione. Nei giorni in cui l’incontro, è appena andata in onda l’emissione registrata con Nadia Bolz-Weber, luterana che dirige come pastore la sua comunità, la cui denominazione è già tutto un programma: Chiesa di tutti i santi e di tutti i peccatori, a Denver.

Krista racconta di Nadia come di una donna che riesce a parlare a tutti, ai giovani soprattutto, grazie anche alla sua sorprendente esperienza di guarigione dalla dipendenza e con un corpo interamente tatuato, senza temere di mettere in luce una fede cristiana viva, anche se marginale o stravagante. Quando si ascolta l’intervista a Nadia, ci si rende conto che si è davanti a una fede vera, profonda che cerca di andare al di là degli stereotipi e raggiungere il cuore dell’umanità.

Il programma On Being ha rivoluzionato il modo di presentare la religione e tutto ciò che la riguarda negli Stati Uniti e il progetto della sua ideatrice non solo continua, ma prende sempre più vigore grazie anche alla sua personalità. Giornalista radiofonica per vocazione, Krista è anche scrittrice: al suo primo libro ne è seguito un altro più orientato al rapporto tra scienza e fede; il titolo Einstein’s God: Conversations About Science and the Human Spirit non inganna sul fatto che anche in questo, l’autrice si senta particolarmente impegnata a comprendere come la fede e la religione debbano dialogare con la scienza. Chiaro è il suo intimo proposito: porre la fede e la teologia al centro del dibattito culturale e sociale.

Il progetto di Krista è ben più di una semplice professione, è una vera e propria vocazione cristiana. Il suo desiderio più profondo è di far parlare i credenti, di farli dialogare tra loro, in questa comunità di ascoltatori alla ricerca di un senso più autentico della fede nella società contemporanea. Lo afferma con convinzione: «Sì certo, la radio per me è una vocazione, nel senso più profondo del termine. È ciò a cui sono chiamata. Si tratta di una vocazione laicale, perché non sono un predicatore, bensì un’ascoltatrice».

Più la si ascolta e più ci si rende conto di quanto la parola di san Paolo metta in luce una verità fondamentale: fides ex auditu, la fede dipende dall’ascolto della predicazione degli uomini e delle donne che continuano ad annunciare la buona novella e a incarnare perciò la voce di Cristo.

 Alberto Fabio Ambrosio

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08 dicembre 2019

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