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Persone da incontrare

· Le religiose e i vescovi: aspettative di ieri e di oggi ·

A proposito di rinnovamento della vita religiosa, continuiamo a ripescare riflessioni che a distanza di anni risultano ancora suggestive e feconde di stimoli. Nel Bollettino dell’Unione internazionale delle superiore generali del 1982 si commentava il venticinquesimo dell’Ecclesiae Sanctae con le norme sull’applicazione del Perfectae caritatis, soffermandosi sul rinnovamento richiesto alle comunità apostoliche. Dalle riflessioni teologiche si passava alla riflessione critica di suor Katherine MacDonald, portavoce di altre superiore, su alcune esperienze relative ai rapporti tra i vescovi e le religiose, per approfondire le Mutuae relationes. Le religiose apprezzavano il riconoscimento del carisma della vita religiosa nel documento, ma lamentavano l’insistenza del ruolo amministrativo del vescovo e la vaghezza su strutture che favorissero il dialogo e la comprensione reciproca in vista di comuni decisioni.

Sebastiana Papa, Monastero Santa Maria di Rosano delle benedettine  (Pontassieve, aprile 1967)

Esperienze poco utili riportate dalle protagoniste riguardavano le effettive relazioni in un tempo di ricerca e di lotta che aveva interessato varie congregazioni. Se le aspettative delle religiose verso i vescovi si limitavano a un loro atteggiamento di benevolenza, di accondiscendenza verso le buone suore, verso la povera madre superiora, senza incontrarle piuttosto come persone con cui condividere i problemi e la ricerca di soluzioni per la Chiesa locale, allora si restava sul piano della reciproca cortesia.

Un colloquio incentrato sui carismi e sul piano pastorale della diocesi avrebbe chiesto invece conversione reciproca e al servizio ecclesiale. A volte le religiose si sentivano ignorate, perché “romane” o perché non portavano il velo. In casi più rari il tono dei pastori si faceva autoritario. Nel caso di ritiro delle comunità da una diocesi, evento sempre delicato per tutti, diventava più necessario il dialogo.

Negli istituti centralizzati a volte il vescovo voleva rivolgersi solo alla superiora generale, scavalcando le autorità intermedie che sarebbero state le naturali interlocutrici, mentre alle religiose era richiesto di riconoscere le mediazioni nella fede. Negli istituti internazionali ci poteva essere la necessità di cambiare settore di impegno come frutto di un discernimento sulle opere, ma non sempre il vescovo era disponibile. Parimenti nelle congregazioni diocesane le religiose potevano essere sorte per un tipo di opera, ma i vescovi potevano impedire una reinterpretazione del carisma alla luce dei tempi. «Succede che le religiose diocesane siano mantenute sotto una forma di tutela, rinforzata da una politica di non formazione, come se il loro carisma non potesse espandersi sotto l’azione dello Spirito che agisce in loro».

D’altra parte le superiore riconoscevano esperienze positive in atto, di conoscenza fruttuosa e di invito a partecipare alla riflessione diocesana. Le religiose chiedevano ai vescovi di rendersi più accessibili per la comunicazione, di interessarsi per conoscere la vita religiosa e farla conoscere a sacerdoti e seminaristi, di ascoltare e rispettare la loro esperienza e i loro punti di vista per contribuire insieme all’edificazione della comunità cristiana.

Come campi d’impegno comune erano indicati vari punti, come ad esempio non considerare il passato come una caverna per il letargo, aprendosi alle nuove istanze e prendendo distanza da alcune tradizioni superate, poiché «la tradizione è una radice, non è un legame: per onorare le nostre tradizioni, non dobbiamo rimanere incatenate dai loro limiti, ma ben ispirate dalle loro interpellanze».

Nel presente le religiose non avevano bisogno di essere “protette”, come una volta, ma ascoltate. Avevano bisogno di ricevere fiducia nella ricerca per vivere il Vangelo e collaborare alla missione della Chiesa nel mondo. La risposta al Vaticano ii richiedeva non solo adattamento, ma soprattutto rinnovamento nella fedeltà al carisma originario. 

di Grazia Loparco

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16 giugno 2019

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