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Ascoltando Caterina

· L’omelia a Santa Maria sopra Minerva ·

Nell’affidare agli apostoli il compito di portare a tutti gli uomini la salvezza, Gesù non fa conto sulle scaltrezze umane, sui mezzi disponibili, o sull’acutezza nell’analizzare i processi sociali. 

Cristo si sceglie un popolo con un mistero di predilezione, ma nell’inviare i suoi, si affida alla loro fragilità, così che sia evidente che la missione vive solo per l’opera dello Spirito Santo. Cristo vuole uscire a incontrare gli uomini e le donne di ogni tempo. La missione è opera sua.

Per questo la misericordia, la prossimità, la tenerezza, a cui ci richiama sempre Papa Francesco, non sono “accorgimenti tattici” di una strategia di espansione, ma sono piuttosto tratti distintivi. Sono il segno rivelatore che è Gesù stesso, con il suo Spirito, che muove alla missione e la alimenta. La docilità allo Spirito, l’umile familiarità al mistero trinitario, rende fecondi e coraggiosi. Rende creativi e liberi.

Celebrando la santa Messa in questa basilica, a conclusione delle giornate di studio e dialogo su questioni che toccano la condizione delle donne nel tempo presente, è naturale pensare a santa Caterina da Siena. Lei, che ha contemplato con vertiginosa intimità il mistero dell’amore trinitario, testimonia con la sua vita che il culmine della partecipazione docile a quel mistero coincide con il massimo della libertà. Cristo ci ha liberato perché rimanessimo liberi, come era libera lei anche quando si rivolgeva al Papa, al «dolce Cristo in Terra», con toni appassionati di filiale sottomissione, ma senza alcuna umana adulazione, per sollecitare la riforma interiore della Chiesa.

Nella sua familiarità con il mistero trinitario, Caterina arrivava ad affermare che Dio è «pazzo d’amore» per le sue creature. E la sua «pazzia d’amore», si chiama misericordia: «Con la misericordia tua — scrive Caterina parlando a Dio, nel Dialogo della divina Provvidenza — mitighi la giustizia; per misericordia ci hai lavati nel Sangue; per misericordia volesti conversare con le tue creature. O pazzo d’amore! Non ti bastò d’incarnare, che anco volesti morire?» (capitolo xxx).

L’amore di Dio per ognuno di noi è gratuito e senza misura: «Io amo voi di grazia e non di debito» fa dire a Dio Caterina nella sua opera; e poi spiega che Dio, pur desiderando di essere ricambiato con lo stesso amore con cui ci ama, sa bene che non siamo in grado di farlo e dunque ci chiede di rivolgere questo amore al nostro prossimo, ai poveri, alle fragili creature umane con cui condividiamo il cammino. Per questo il criterio con cui trattiamo i poveri sarà quello con il quale verremo giudicati.

Mi auguro che, confrontandovi alla luce del Vangelo con i problemi spesso brucianti che toccano la condizione delle donne nel nostro tempo, possiate avvertire la vertigine di grazia e di libertà che vibrava nella maternità spirituale di santa Caterina, la libertà inconfondibile dei figli di Dio. Solo quella vertigine permette anche ai nostri discorsi di lasciare intravvedere la dolce vittoria di Cristo offerta a tutti, chiamati a gustare la Sua misericordia e a essere felici.

di Pietro Parolin

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26 aprile 2019

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