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Artemisia

· Il romanzo ·

«Giochiamo a rincorrerci, Artemisia ed io. E a fermarci, non senza trabocchetti, dai più materiali e scoperti, ai più nascosti»: era il 1947 quando la scrittrice italiana Anna Banti dava alle stampe il suo secondo romanzo, Artemisia, in cui racconta la storia della pittrice italiana vissuta nella prima metà del Seicento. Scritto tra verità e fantasia ricorrendo a documenti di archivio e, soprattutto, ai quadri di Artemisia Gentileschi, il romanzo è un suggestivo dialogo a distanza tra due donne accomunate dall’arte, e dalla difficoltà di emergere in un mondo maschile. La prosa colta, sofferta e poetica dell’Anna Banti del secondo dopoguerra, incontra la pittura vibrante, sofferta e coraggiosa dell’Artemisia Gentileschi del XVII secolo: chi legge si trova avvinto tra due donne e due secoli che, pur diversi, si intrecciano. Banti si assume il compito di ridare vita e voce a quella donna che, superando l’ostilità del suo tempo e attraversando anche un umiliante processo per stupro (quelli in cui la vittima finisce per essere considerata colpevole), è comunque riuscita a entrare nella storia dell’arte. Una biografia capace di farsi autobiografia che molto dice sull’arte. E sulle donne. (@GiuliGaleotti)

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15 dicembre 2019

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