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Artefici di riconciliazione

· All’udienza generale il Pontefice lancia un accorato appello per la pace nella Repubblica Democratica del Congo ·

Nuovo accorato appello di Papa Francesco «a tutti i congolesi perché, in questo delicato momento della loro storia, siano artefici di riconciliazione e di pace». All’udienza generale di mercoledì 21 dicembre, il Pontefice è tornato a parlare delle sofferenze nella Repubblica Democratica del Congo alla luce di un recente incontro avuto con il presidente e il vice-presidente della Conferenza episcopale del paese africano. Esortando quanti «hanno responsabilità politiche» ad ascoltare «la voce della coscienza» e a «vedere le crudeli sofferenze dei connazionali» il Papa ha assicurato sostegno e affetto «all’amato popolo» con la preghiera che «il Natale del Signore apra cammini di speranza».

E proprio alla speranza che viene dal Natale era stata dedicata la catechesi per i fedeli presenti nell’Aula Paolo VI. Proseguendo il ciclo di riflessioni su questo tema, il Papa ha ribadito a più riprese, aggiungendo considerazioni personali al testo preparato, che «le nostre sicurezze non ci salveranno» mentre «l’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. Ci salva — ha spiegato — perché è forte e ci fa camminare nella vita con gioia, con la voglia di fare il bene, con la voglia di diventare felici per l’eternità».

Per la catechesi il Papa ha preso spunto dalla tradizione del presepio preparato nelle case dei cristiani durante l’Avvento. La rappresentazione della Natività — ha osservato — «nella sua semplicità trasmette speranza» e «ognuno dei personaggi è immerso in questa atmosfera». Da qui la proposta del Pontefice di contemplarne i luoghi e i personaggi proprio nell’ottica del messaggio di speranza che contengono. Per quanto riguarda il luogo in cui nacque Gesù, il Papa ha sottolineato che Betlemme «non è una capitale, e per questo è preferita dalla provvidenza divina, che ama agire attraverso i piccoli e gli umili». Quanto ai personaggi, la prima è Maria, la madre della speranza, che «con il suo “sì” ha aperto a Dio la porta del nostro mondo». Accanto a lei c’è Giuseppe, che «ha creduto alle parole dell’angelo». Inoltre «ci sono i pastori, che rappresentano gli umili e i poveri» e «sperano che la salvezza di Dio giunga finalmente per ognuno di loro». Del resto, ha avvertito Francesco, «chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza da Dio». Mentre «i piccoli, i pastori, invece confidano in Dio, sperano in Lui e gioiscono». Infine c’è «il coro degli angeli che annuncia il grande disegno realizzato da quel Bambino». Infatti, ha concluso il Papa, «la speranza cristiana si esprime nella lode e nel ringraziamento a Dio».

La catechesi del Papa

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21 luglio 2019

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