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Arrivederci signora Aria

· In un romanzo di Graziano Versace ·

Taurianova, provincia di Reggio Calabria, primi anni ottanta: qui Luca e Matilde, da quando la mamma tempo prima li ha lasciati, vivono soli con il papà, un “sessantottino pentito” squattrinato, piccolo truffatore che impiega ogni sua energia per provvedere ai figli e, soprattutto, per nutrire la loro anima. In gioventù ha scritto un libro di cui si è fatto stampare da un tipografo mille copie che ha caricato su un’Ape per venderle porta a porta accompagnato dall’inseparabile Luca. Percorrendo le campagne calabre a bordo dell’Ape, padre e figlio vivranno avventure rocambolesche, a tratti divertenti a tratti umilianti, che faranno da cornice all’educazione sentimentale e letteraria di Luca. A casa, ad attenderli, la piccola Matilde, una bambina apparentemente serena che soffre la mancanza della figura materna e che ha trovato rifugio in una amica immaginaria, signora Aria, che specie sul calar della sera dispensa saggezza per bocca della bambina e che permette di tirare fuori i pensieri e i timori più reconditi dei due fratelli. 

Il giorno in cui Signora Aria partì di Graziano Versace (Roma, Città Nuova, 2018, pagine 127, euro 12) è un romanzo leggero, pieno di poesia e di amore che si legge tutto d’un fiato, complice una struttura sintattica e lessicale estremamente scorrevole e tuttavia mai banale né superficiale. Se la situazione iniziale rispecchia tristemente tante famiglie separate, nuovo è lo spirito con cui l’io narrante racconta i fatti di quell’estate del 1983.
Nessuna traccia dell’odio e dell’acredine che consumano tante famiglie separate, ma l’amore che trabocca fin dalla prima pagina fa del romanzo di Versace una lettura necessaria. L’amore come lo predica san Paolo nella Lettera ai Corinzi, benigno, che non conosce invidia, vanità e che «tutto tollera e tutto spera». I protagonisti, infatti, difendono — ciascuno a suo modo — la famiglia, per tutti luogo sacro, dove è possibile rifugiarsi e dare corpo ai propri sogni. Il papà lotta per mantenere in vita quel che resta del nucleo familiare, la piccola Matilde dà un corpo — signora Aria — alle dolci melodie del passato, Luca non si stanca di domandare senza giudicare; anche la mamma, con quel gesto apparentemente innaturale e crudele, li ha lasciati per non perderli nel vortice che la stava divorando.
Il viaggio di padre e figlio è motivo di continuo arricchimento tra lezioni improvvisate di scrittura e di vita. Non si può non provare simpatia per questo padre bizzarro e scanzonato che non perde il sorriso, che non si lascia mai sopraffare dagli eventi, capace di mostrare ai figli anche le sue fragilità, che vive di espedienti ma che sogna un futuro solido per Luca e Matilde, che esorta a coltivare le proprie passioni, ad andare “all’anima delle cose”, a trovare la strada che porta alla felicità. Una esemplare educazione sentimentale fatta di parole e, meglio ancora, di esempio.
Parallela è l’educazione letteraria del narratore, prima per mano del padre, poi di un vecchio libraio che apre a Luca le porte della sua personale biblioteca e, infine, della madre. Dalle loro parole il ragazzo impara la scrittura come passione, atto necessario e generoso per il mondo; e impara che dal vuoto nascono storie sempre nuove. Le tecniche letterarie sono strumenti che permettono a Luca di aprirsi alle ragioni dell’altro, gli insegnano a rispettare i diversi punti di vista dei personaggi delle storie che scriverà, ma anche di quella sua personale, permettendogli di compiere un passo difficile per un bambino: comprendere sua madre e perdonarla.
Se per Luca è più facile cercare un dialogo con i suoi genitori e pretendere delle risposte, più dura è per Matilde che si aggrappa a Signora Aria, custode del suo desiderio di felicità e di unità familiare. Signora Aria rassicura Matilde che tutto andrà bene, che saranno felici, che troveranno la loro strada, che la mamma li ama, anche se li ha lasciati soli. Pensieri profondi, seppur formulati con estrema semplicità.
Luca intraprende un viaggio che lo porterà alle sue origini, alla gioventù dei suoi genitori, alla riscoperta del padre e della madre prima che lui e Matilde venissero al mondo, ritrova la metà perduta della sua famiglia, impara ad amare un mondo lontano da lui, ad ascoltare la storia di sua madre, dell’abisso nel quale era sprofondata e che l’aveva allontanata da lui, deve riconoscerla — nel senso letterale di conoscerla nuovamente — per sostituire all’immagine che ne aveva il Luca bambino la donna reale. E scopre, Luca, che quella donna lo ama, e che la animano le stesse passioni di suo padre, che dietro il mistero che li aveva divisi rimane una famiglia che deve solo trovare il tempo per ritrovarsi. Il tempo.
Un altro importante messaggio che viene dalla lettura di questo romanzo: bisogna sapere aspettare. Come nella fiaba di Andersen, il brutto anatroccolo deve avere pazienza, attraversare l’inverno prima di diventare, in primavera, un meraviglioso cigno, ammirato da tutti, anche questa famiglia deve avere pazienza, deve cercare la strada per ritrovarsi ancora, per ritornare unita. Solo allora, finalmente, Signora Aria potrà partire.

di Angela Mattei

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26 agosto 2019

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