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Arranca il lavoro negli Stati Uniti

· Ma la General Motors triplica gli utili ·

Le richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti sono salite ieri ai massimi degli ultimi otto mesi. La media delle ultime quattro settimane, indicatore meno volatile, è salita di 22.250 unità a 431.250 unità. Gli economisti ritengono che l’economia crei più posti di lavoro di quanti non ne perda se le richieste di sussidio alla disoccupazione calano sotto quota 400.000 unità.

La produttività del lavoro nelle imprese non agricole è aumentata a un tasso annuale dell’1,6 per cento nel primo trimestre del 2011, secondo la stima preliminare del Dipartimento del lavoro. L’aumento è superiore alle attese. L’incremento della produttività è dovuto in particolare all’aumento della produzione (più 3,1 per cento) e delle ore lavorate (più 1,4). Il costo del lavoro unitario è salito dell’un per cento nel primo trimestre.

La casa General Motors ha triplicato l’utile e archiviato il quinto trimestre consecutivo in nero. Il mercato resta deluso però, e il titolo arriva a perdere in Borsa il 3,5 per cento, con gli investitori preoccupati per gli elevati incentivi concessi a sostegno delle vendite. «Stiamo facendo progressi, ma resta del lavoro da fare» ha detto l’amministratore delegato di Gm, Daniel Akerson. Rosee le prospettive anche per l’intero 2011, che mostrerà un «miglioramento» dell’utile operativo rispetto all’anno scorso. Le future performance s di Gm, controllata per il 41 per cento dai Governi americano e canadese, dipenderanno da come e quando il Tesoro americano cederà la propria partecipazione. L’utile netto di Gm nel primo trimestre è risultato pari a 3,2 miliardi di dollari a fronte degli 865 milioni di dollari del 2010, con ricavi in aumento del 15 per cento a 36,2 miliardi di dollari. Il balzo è dovuto ai guadagni dalla vendita delle quote in Delphi e Ally Financial, dalla quale ha ricavato due miliardi di dollari. Al netto degli interessi, delle tasse e di lacune partite contabili, gli utili sono risultati pari a 1,7 miliardi di dollari, il miglior risultato trimestrale da dodici anni. «Gm ha un grande potenziale di crescita a livello globale con la ripresa continua. Siamo incoraggiati» dai risultati ma «riconosciamo che possiamo migliorare le spese e ottimizzare il nostro bilancio» — ha messo in evidenza il chief financial officer Daniel Amman, precisando che i prezzi dei carburanti a 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) stanno spingendo i consumatori a rivedere la taglia delle loro vetture, rivolgendosi verso suv più piccoli o auto più costose. Il Nord America è stato il motore della crescita di Gm, con un utile netto di 2,9 miliardi di dollari. Le vendite negli Stati Uniti sono salite del 25 per cento e del dieci in Cina. Gm Europe ha chiuso con una perdita di 400 milioni di dollari.

Sul fronte finanziario, la Federal Reserve non ha ancora deciso cosa chiedere alle banche nei prossimi stress test. Lo ha dichiarato ieri il numero uno dell’istituto, Ben Bernanke. «Non abbiamo ancora un punto di vista interno» ha spiegato Bernanke sulla quantità di informazioni da richiedere nel nuovo stress test che le banche dovranno tenere sulla base del Dodd-Frank Act — la riforma finanziaria varata dal presidente Obama. La Fed dovrà trovare un equilibrio tra gli interessi privati delle banche e la necessità di divulgare i dati sulla sicurezza.

Intanto, resta aperto il nodo del debito. «È il momento di iniziare a parlare di miliardi di miliardi di tagli alle spese» ha detto lo speaker della Camera, John Boehner, sottolineando che «non ci sarà un aumento del tetto del debito senza una riduzione reale delle spese». «Niente è escluso se non un aumento della tasse» osserva Boehner, sperando che repubblicani e democratici raggiungano un accordo.

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