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Aromi, fragranze e profumi

· Nel vecchio e nel nuovo Testamento ·

Domenico Morelli«Il cantico dei cantici»(particolare, 1890)

Una volta ho ricevuto un invito a partecipare a un festival molto famoso del profumo. In un primo momento ho pensato che la persona che mi aveva contattata si fosse sbagliata: infatti, benché i profumi, soprattutto quelli floreali e agrumati, mi piacciano molto, non sono per nulla un’esperta in materia. Ho cercato di dissuaderla, spiegandole che ero una biblista, che ovviamente mi dedicavo alla Bibbia e che sul piano tecnico non sapevo nulla di profumi. “Sì, sì, lo so” mi ha risposto subito, “ma lei ha scritto un libro intitolato El perfume del Evangelio e per questo l’ho chiamata: è proprio questo l’aspetto che ci interessa”. Per farla breve, alla fine ho accettato quell’insolito invito e ho preparato una relazione sul profumo, sugli aromi e sulle fragranze nella Bibbia, illustrando il tema con testi sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. Perché, anche se sembra strano, le pagine bibliche sono impregnate di profumi, di balsami e di oli aromatici, la maggior parte esotici e molto pregiati, che i poeti utilizzano come metafore per esprimere l’inesprimibile, per svelare il mistero, per avvicinarsi al divino. Spesso i profumi denotano, o forse sarebbe meglio dire suggeriscono, sentimenti sublimi come l’amore o la gratitudine.

Nel giardino incantato del Cantico dei cantici, l’amata è un campo di gigli che l’amato raccoglie in un piccolo mazzo. È un giardino dove lui passeggia aspirando aromi di ginepro e cannella, profumi di nardo e aloe, essenze di mirra e incenso. I profumi infatti non sono sostanze esterne alla persona, ma espressione della sua personalità, riflesso del suo desiderio e del suo amore. Sono, in un certo senso, proiezione della persona che si apre all’altro, alla ricerca di un gesto, uno sguardo, una carezza, un segno. I profumi sono strumenti di comunicazione molto potenti. Sono persino capaci d’inondare una casa con la loro fragranza. Così narra l’autore del quarto vangelo nell’episodio noto come l’unzione di Betania (cfr. Giovanni 12, 1-8). Con grande stupore di tutti i presenti, Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, cosparge i piedi di Gesù con una libbra di profumo di nardo autentico. E, come c’era da aspettarsi, vista la quantità e il tipo di profumo versato, la casa si riempie della sua fragranza. Giuda si scandalizza dinanzi all’apparente spreco e Gesù difende il gesto della donna interpretandolo alla luce del mistero pasquale, ossia lo intende come annuncio della sua morte, sepoltura e resurrezione. Dal testo si deduce che Maria cosparge i piedi del maestro con così tanto profumo da doverli poi asciugare con i suoi capelli. I suoi capelli raccolgono il profumo dai piedi di Gesù e lei si sente avvolta nella sua fragranza. Da quel momento, il profumo di Gesù è anche il profumo di Maria. Il profumo di nardo, ora condiviso, si diffonde per tutta la casa riempiendo del suo aroma gli angoli più reconditi. In questa scena Marco e Matteo scoprono la forza espansiva del Vangelo che, come profumo di nardo, si diffonde nel mondo.

Maestro fiammingo«La donna di Betania» (particolare, 1510–1520)

E, se parliamo di profumi biblici, non possiamo non menzionare il gesto compiuto dalla peccatrice senza nome a casa di Simone il fariseo in un episodio del vangelo di Luca (cfr. 8, 36-50). Anche qui a ungere con un profumo è una donna, l’unto è Gesù e il gesto della donna sconcerta i commensali, soprattutto il padrone di casa. Anche se, a dire il vero, a scandalizzare Simone il fariseo non è tanto il gesto della peccatrice quanto l’atteggiamento di Gesù, che accetta senza riserva i suoi baci e le sue carezze. Non sappiamo nulla della donna del profumo — così ci piace chiamarla — neppure il suo nome, ma intuiamo che ha sofferto molto e che in un’occasione Gesù le ha teso la mano. Nell’apprendere che Gesù si trova in città, non esita ad andargli incontro per esprimergli la sua riconoscenza. Invece che alle parole, ricorre ai gesti. Gesti gratuiti, traboccanti di tenerezza, ma del tutto inconcepibili nella sua cultura, le permettono di comunicare con il maestro in silenzio, per mezzo dei suoi baci, delle sue lacrime e delle sue carezze. L’unzione della donna esprime gratitudine. Le sue mani percorrono con gesti cadenzati e lenti i piedi di Gesù, come se cercasse di uscire dal proprio corpo per esplorare il corpo che sta accarezzando. Le sue mani, impregnate di profumo, simili a quelle dell’amata del Cantico dei cantici, toccano soavi e delicate i piedi di Gesù. Come nella scena di Betania, la fragranza avvolge la discepola e il maestro. Il profumo della donna è anche il profumo di Gesù.

Fin qui abbiamo parlato del profumo in relazione a donne in carne e ossa, ma per concludere vi è una sorpresa. Si tratta di un testo molto bello che si trova in un libro sapienziale noto come di Ben Sira, il Siracide o Ecclesiastico. Proprio a metà del libro, nel ventiquattresimo capitolo, ascoltiamo la voce della Sapienza personificata che parla di se stessa e della missione che il Signore le ha affidato. E lo fa in un modo molto suggestivo che ricorda il paradiso terrestre della Genesi, l’esuberante giardino dell’Eden. Alberi, piante, fiori, frutti e profumi descrivono la sua traiettoria e la sua espansione in Israele. Bisogna leggere il testo completo, ma qui cito soltanto il versetto 15: «Come cinnamomo e balsamo di aromi, come mirra scelta ho sparso profumo, come galbano, onice e storace, come nuvola d’incenso nella tenda».

Così si esprime la donna Sapienza. Lei è un profumo che emana fragranza e buon odore, un profumo con forti connotazioni cultuali, poiché gli ingredienti citati sono quelli che si utilizzano per preparare l’olio dell’unzione e dell’incenso liturgico. Il suo scopo è profumare di aromi la terra del Convegno e l’arca della Testimonianza, luogo della presenza divina, come si legge nel libro dell’Esodo (cfr. 30, 23-24). Chi potrebbe quindi dubitare della funzione liturgica della donna Sapienza? Come ho detto all’inizio, non sono un’esperta, ma la mia passione per i profumi, soprattutto per quelli biblici, sta aumentando con il passare degli anni.

di Nuria Calduch-Benages

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08 dicembre 2019

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