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Armi
senza confini

· ​Aumenta la spesa militare globale ·

Cresce la spesa militare globale, un mercato che non conosce mai crisi. Il dato è aumentato dell’un per cento nel 2015 rispetto all’anno prima. Nel complesso, si parla di un giro di affari pari a circa 1700 miliardi di dollari. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’International Peace Research (Sipri) di Stoccolma, pubblicato ieri, secondo cui tra le cause dell’incremento delle spese militari c’è soprattutto la guerra in Siria e in Iraq e al rafforzamento internazionale dell’antiterrorismo. La lista dei Paesi con il maggior budget militare vede gli Stati Uniti al primo posto con 596 miliardi di dollari, seguiti dall’India, dalla Cina e dall’Arabia Saudita (87,2 miliardi). Anche se non include dati sul traffico illegale, il rapporto resta in ogni caso un’importante cartina tornasole per tracciare una mappa delle maggiori zone di conflitto e tensioni nel mondo. Le spese militari aumentano soprattutto in Asia e in Oceania, dove si trovano i sei principali Paesi importatori di armi nel periodo 2011-2015. C’è soprattutto l’India, che da sola copre addirittura il 14 per cento del mercato, seguita dalla Cina (4,7 per cento) e dall’Australia (3,6). Le complesse dinamiche geopolitiche che stanno dietro queste cifre sono note: da una parte, c’è la tensione nella penisola coreana, dove Pyongyang ha lanciato nuove minacce nucleari in seguito alle sanzioni internazionali, dall’altra, c’è lo scenario del Mar cinese, con le rivendicazioni incrociate di Pechino e Tokyo. Non è un caso se due anni fa, nel 2014, fu proprio il Giappone ad aumentare il budget militare di un netto due per cento: investimenti per circa 42 miliardi di dollari: un record nella storia recente del Paese asiatico, complice anche la nuova legge sulla sicurezza nazionale. L’altro grande centro del mercato mondiale delle armi è il Medio e Vicino oriente, dove negli ultimi cinque anni volume degli affari è cresciuto addirittura del 61 per cento.

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