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Aristotele visto dai latini

· Nel repertorio del gesuita Charles Lohr ·

Nella collana «Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia» della Unione Accademica Nazionale si è conclusa la pubblicazione del repertorio dei commenti latini di Aristotele, frutto di una collaborazione nata negli anni Ottanta tra Charles Lohr, uno dei massimi studiosi di filosofia medievale, e Claudio Leonardi, fondatore e primo presidente della Sismel (Società internazionale per lo studio del medioevo latino), lui stesso grande conoscitore dei codici contenenti testi dell’aristotelismo medievale. 

«Aristotelis stagiritae organum, hoc est, libri ad Logicam attinentes, Boethio Severino interprete» (Venezia, Cavalcalupo, 1559)

In Latin Aristotle Commentaries i.1 Medieval Authors, a-l, con la collaborazione di Coralba Colomba (Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2013, pagine xviii+376; i.2 m-z, 2010, pagine xiv+207) — scrive Agostino Paravicini Bagliani — ogni voce comprende il nome dell’autore commentatore, una breve nota biografica e la bibliografia generale essenziale. Ogni commento include incipit ed explicit, l’elenco dei manoscritti e, quando esistenti, le edizioni antiche e moderne. Nel repertorio figurano gli autori più noti del medioevo, da Boezio ad Alberto Magno, da Giovanni Buridano a Guglielmo di Ockham, da Roberto Grossatesta, fondatore dell’università di Oxford, a Tommaso d’Aquino, filosofi e intellettuali del valore di Giovanni Duns Scoto o Gualtiero Burley oltre che un’infinita serie di intellettuali meno conosciuti. Con queste caratteristiche, il repertorio che Lohr elaborò in quarant’anni di studio, interessa da vicino l’intera evoluzione della cultura europea, da Boezio a Erasmo, perché i commenti latini di Aristotele permettono di ripercorrere gli itinerari di pensiero attraverso i quali l’Europa cristiana ha tentato di accogliere e di assimilare la filosofia di Aristotele, e di comprendere quindi le grandi questioni che interessano l’uomo nel suo rapporto con il cosmo e la società.

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23 aprile 2017

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