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Aria di sfida tra Europa e resto del mondo

· Russia, Cina e altri Paesi contro la direttiva Ue antiemissioni ·

Russia, Cina e altri Paesi si sono schierati contro la direttiva Ue antiemissioni. A rendere manifesta questa posizione è stato il vertice di ieri a Mosca. Vi hanno partecipato rappresentanti di ventisei Paesi, dal Cile al Burkina Faso. C’è insomma un’aria di sfida, rilevano gli analisti, che avvolge un contesto ben preciso, caratterizzato da una disfida commerciale. Lo scorso primo gennaio è entrata in vigore la direttiva, voluta dalla Commissione Ue, che obbliga tutte le compagnie aeree a pagare una tassa sulle emissioni-serra generate dai voli con origine o destinazione finale in Europa. Nel dettaglio, le aviolinee sono chiamate a compensare il proprio contributo al riscaldamento climatico con l’acquisto dei diritti a emettere una tonnellata di co2 sul mercato Ets (Emission Trading Scheme), come da anni già hanno le imprese europee dell’energia, del vetro e del cemento. I ventisei Paesi riunitisi a Mosca già a novembre avevano fatto mostra di non gradire. L’occasione era stata una sessione dell’Icao, l’agenzia aeronautica delle Nazioni Unite. Ma la loro richiesta di appello presso la Corte europea di giustizia è stata respinta e la direttiva (già approvata due anni fa) è entrata in vigore.

La Cina ha proibito ai propri vettori di piegarsi alle imposizioni di Bruxelles. E anche il Congresso statunitense ha meditato una simile iniziativa. Secondo alcune indiscrezioni, al vaglio vi sarebbero misure da adottare al vertice di Mosca che si conclude oggi. Potrebbe essere aperta una disputa ufficiale presso l’Icao. Come pure c’è chi ipotizza lo sbarramento a nuove richieste di rotte internazionali: misura, questa, che andrebbe a detrimento dell’industria aeronautica europea. Riferisce l’agenzia Reuters che in una bozza del documento finale si accusa l’Europa di «violare i principi della cooperazione internazionale». Nel frattempo le aviolinee europee, molte delle quali già contrarie alla legge di Bruxelles, si dicono preoccupate. Si teme che se vi sarà disparità nel rispetto della legge, a risentirne saranno le imprese europee. Nello stesso tempo anche l’ambiente, rilevano gli osservatori, potrebbe soffrire pesanti conseguenze.

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16 ottobre 2019

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