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Argini di civiltà

· ​È compito delle religioni contenere le passioni distruttive dell’uomo ·

Il XX secolo è stato caratterizzato dalla consacrazione di ideologie antropocentriche, che hanno preso corpo in un processo che aveva avuto inizio alcuni secoli prima. L’individuo ha preso il posto di Dio. Le religioni sono state ridotte a mere tradizioni e rituali, la presenza di una creatività spirituale è stata frenata. Il proclama di Nietzsche sulla morte di Dio, gli scritti di Kierkegaard, e persino la dura conclusione marxista sulle religioni come oppio dei popoli, possono essere visti come veementi critiche contro le istituzioni religiose che detenevano potere all’interno di società con grandi ingiustizie sociali, più che contro la religiosità in se stessa.

A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, si produsse un ritorno alle religioni abramitiche, al religioso, ma non in una versione spirituale rinnovata, bensì in una concezione fondamentalista, estrema. Si accantonò la necessaria dialettica tra fede e ragione, che permette di ritrovare un equilibrio esistenziale capace di mostrare la parte migliore dell’uomo. Gilles Kepel descrisse questo processo nel suo famoso saggio La vendetta di Dio.

Il “fattore religioso”, come lo chiamò Saramago, cominciò a svolgere nuovamente un ruolo importante sul palcoscenico dell’umanità.

Ma quale deve essere in realtà il ruolo delle religioni? Quello di costruire argini di civiltà. Tutti gli atti di violenza e di barbarie riflettono una bancarotta della cultura, e quando la religione ne è una componente costitutiva, essa riflette il fallimento del proprio agire.

Uno dei versetti più significativi di tutta la Bibbia consiste nelle parole che Dio dice a Caino vedendolo irato e frustrato perché Egli non ha gradito la sua offerta. Il Creatore gli dice: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» (Genesi, 4, 6-7). Dio invita Caino a dominare la sua ira, i suoi impulsi, o se si preferisce, nel lessico freudiano, la sua pulsione di morte. Uno dei messaggi fondamentali della Torah si trova nell’invito di Dio all’uomo a dominare i suoi impulsi distruttori. Quando ordina ai Figli di Israele di mettere frange di fili circondate da un filo violaceo — tzitzit — ai quattro angoli dei loro abiti, il testo biblico spiega che ciò è volto a fare ricordare l’onnipresenza divina, e quindi a osservare i precetti da Lui stabiliti. Una delle ultime sfide che Mosè pose al popolo d’Israele, secondo il Deuteronomio, fu di scegliere la vita invece della morte.

L’obiettivo principale di ogni religione è di costruire “dighe” che sappiano contenere le passioni distruttive dell’uomo. E questo stabilisce il limite tra civiltà e barbarie. 

di Abraham Skorka

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16 ottobre 2019

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