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Argini
alla ferocia

· ​I vescovi su un gruppo terroristico attivo in Nigeria ·

Abuja, 13. Occorre fare di tutto e al più presto per fermare l’avanzata di quella «cultura della brutalità e della ferocia» che sta devastando il paese. È il contenuto dell’accorato appello che il presidente della Conferenza episcopale nigeriana, Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos, ha rivolto al presidente della Repubblica, Muhammadu Buhari. 

Un uomo scampato alle violenze  nello stato di Kaduna (Reuters)

Il riferimento è ai ripetuti attacchi subiti dai contadini dello stato di Kaduna a opera dei Fulani Herdsmen, gruppo terroristico di pastori nomadi di etnia Fulani. Un’aggressione «senza precedenti» nella storia della Nigeria che soltanto negli ultimi tre mesi — come denunciato recentemente dal vescovo di Kafanchan, Joseph Danlami Bagobiri — ha provocato la morte di oltre ottocento persone, l’incendio di cinquantatré villaggi, la distruzione di millequattrocento case e sedici chiese.

«Stiamo diventando così sadici da non vedere che tale brutalità crea una cultura dell’impunità, il caos, l’anarchia e la rovina, come se le uccisioni di Boko Haram non fossero sufficienti», ha affermato monsignor Kaigama sollecitando l’intervento delle istituzioni. Per il presidente dell’episcopato nigeriano, «quello che è sbalorditivo è l’apparente insensibilità alle uccisioni». Di qui gli incalzanti e severi interrogativi: «Per quanto tempo si continuerà ad assistere a questi omicidi prima di concentrare gli sforzi per fermare definitivamente tale carneficina?». E ancora: «Quanti nigeriani devono essere uccisi — migliaia o milioni — prima che ci si renda conto del danno fatto alla nostra gente?».
Negli ultimi dieci anni sono stati più di dodicimila i cristiani uccisi e duemila le chiese distrutte a causa del terrorismo in Nigeria. Il maggior responsabile di questi crimini è ovviamente il gruppo fondamentalista islamico Boko Haram. Ma non si tratta dell’unico gruppo che diffonde il terrore nel paese africano. Tra essi, appunto, figurano i pastori Fulani, un gruppo etnico nomade protagonista da tempo di conflitti ricorrenti con gli agricoltori. Tuttavia negli ultimi mesi gli attacchi sono di un tipo completamente diverso dai vecchi scontri tra contadini e pastori, anche perché questi ultimi adesso usano «armi sofisticate», la cui provenienza, come ha detto monsignor Bagobiri, «ci è sconosciuta». 

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