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Argentina al contrattacco

· La Casa Rosada critica Washington e i fondi avvoltoio ·

«Bisogna porre un freno ai fondi “avvoltoio” e alle banche insaziabili che vogliono lucrare su una Argentina spezzata e impoverita: non lasciamo che ci facciano paura». Con queste parole, la presidente argentina Cristina Fernández è intervenuta ieri nel suo primo discorso dopo l’annuncio del fallimento delle trattative sul debito con gli hedge fund statunitensi. 

Visibilmente emozionata, la presidente non ha risparmiato critiche e attacchi contro i fondi speculativi, gli “avvoltoi”, e contro il Governo statunitense. Il default non esiste, «perché l’Argentina ha già pagato i suoi debiti» e le condizioni dettate dal giudice Thomas Griesa, il magistrato statunitense che si occupa del caso, sono «impossibili da rispettare» ha detto Fernández.

Una linea chiara, dunque, quella espressa dal capo di Stato argentino, che vuole soprattutto infondere fiducia e calma nella popolazione. «Ci tengo a dire una cosa — ha aggiunto — il mondo va avanti, così come l’Argentina: domani sarà il primo agosto, e così successivamente». Per il Governo Fernández, molta della responsabilità per quanto sta accadendo è degli Stati Uniti: lo ha ribadito ieri anche il capo di gabinetto presidenziale, Jorge Capitanich, che è tornato a parlare di fondi “avvoltoi” e di «estorsione», accusando direttamente Washington di avere consentito che si venisse a creare questa situazione.

La Casa Rosada, inoltre, non esclude di «presentare un appello alla Corte Internazionale dell’Aja» e di proporre «un dibattito nel quadro dell’Assemblea generale dell’Onu per discutere il caso, perché la comunità internazionale non può accettare queste cose» ha reso noto Capitanich.

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16 luglio 2019

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