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Aprono il cielo ma condividono la sofferenza del mondo

· La missione dei sacerdoti indicata da Benedetto XVI durante l'incontro di inizio Quaresima con il clero di Roma ·

Il prete è un uomo che vive e soffre ogni giorno con gli altri per portare a Dio le miserie del mondo. Ecco perché il suo ministero non può ridursi a un'occupazione part time né esaurirsi nella pura contemplazione della verità: il sacerdote deve entrare come Cristo al centro della passione, dei dolori, delle tentazioni del mondo, per fare da «mediatore» e «ponte» tra il divino e l'umano.

Identikit e missione del prete al centro del tradizionale incontro di inizio Quaresima tra il Papa e i sacerdoti della diocesi di Roma, svoltosi questa mattina, giovedì 18 febbraio, nell'Aula della Benedizione. Una tradizione «molto gioiosa e importante per me» assicura Benedetto XVI, che detta a braccio una lectio divina ispirata a tre passi dei capitoli 5, 7 e 8 della Lettera agli Ebrei. Testi da cui — a giudizio del Pontefice — emerge soprattutto che il sacerdote, come Gesù, è uomo di Dio ma anche «uomo in tutti i sensi», chiamato a coltivare intelligenza, sentimenti e affetti secondo la volontà del Creatore. Questo non vuol dire — precisa — conformarsi alla mentalità che giustifica come «umani» comportamenti come la menzogna o la disonestà. «Il peccato non è umano» chiarisce il Papa, invitando i preti a educarsi invece ai valori della giustizia, della prudenza, della saggezza. La fisionomia del vero essere umano a immagine di Dio — puntualizza — è frutto di «un processo di vita» che comincia dagli anni della formazione e deve continuare per tutta l'esistenza del sacerdote.

Benedetto XVI indica in particolare nella «compassione» una dimensione essenziale del ministero del presbitero. Il quale — avverte — non può vivere in una sorta di distacco platonico dalle cose del mondo, ma deve prendere su di sé quotidianamente la sofferenza del suo tempo, della sua parrocchia, delle persone affidate a lui. Modello, in questo senso, è il Cristo del Getsemani, che piange e si confronta col mistero della morte. Come Gesù, il prete ha il compito di portare il grido dolente dell'umanità alle orecchie di Dio e così realizzare l'essenza della sua missione.

Per il Pontefice, dunque, il sacerdozio non si limita all'atto cultuale della liturgia eucaristica: anche l'accettazione e l'offerta delle sofferenze nella vita pastorale — afferma — è azione sacerdotale in senso pieno. Il Papa ci tiene a chiarire che non c'è contrasto tra la libertà del prete e l'obbedienza alla volontà di Dio. In quest'ultima — conferma — non c'è l'espressione di un volere tirannico ma la valorizzazione della nostra identità e la verità del nostro essere. Conformarsi a essa, perciò, significa condurre la vita umana verso la vita divina. E questa è la vera redenzione per l'uomo.

In Cristo — ricorda ancora Benedetto XVI — i cieli si sono aperti e la morte si è trasformata in vita. Da qui la centralità dell'Eucaristia nella vita del sacerdote. Nel corpo di Gesù — spiega il Pontefice — il Padre ha creato la sua «tenda» nel mondo, la sua nuova Gerusalemme, divina e insieme umana. Tutta la storia, anche quella legata al paganesimo, è un cammino che conduce all'incontro con Cristo. L'Eucaristia rappresenta perciò «la pace di Dio con l'uomo». Da qui l'appello ai preti perché siano fedeli ministri di questo sacramento anche nella loro vita, aiutando così il mondo ad aprirsi a Dio e alla sua opera di salvezza.

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