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​Per aprirsi a prospettive possibili

· ​Cristianesimo ed ebraismo ·

Eugene Korn — ebreo ortodosso americano che ha studiato filosofia alla Columbia University e ha conseguito la laurea rabbinica alla Yeshiva University di New York— è un’autorità nel campo del dialogo ebraico-cristiano e ha partecipato anche al recente convegno di Salerno promosso dalla Cei con un intervento in chi ha sottolineato che «è giunto forse il momento di ripensare il cristianesimo e la teologia cristiana in fatto di ebrei ed ebraismo. A partire da Nostra Aetate. Forse davvero possiamo non essere più nemici e porre fine alla guerra ontologica che nella Torà oppose Yaakov e Esaù, simbolicamente ebrei e cristiani».

Il libro Ripensare il cristianesimo. Punti di vista rabbinici e prospettive possibili, (Bologna, Edb, 2014, pagine 115, euro 11) parte dalla “rivoluzione” creata dal Vaticano ii e si presenta come il fondamento documentato e a lungo riflesso del pensiero del maestro d’Israele, «il primo sinora apparso in lingua italiana — scrive nell’introduzione Giuseppe Laras — totalmente inedito ai più per le questioni affrontate. Si va così a colmare finalmente un’importante e grave lacuna, tanto religiosa quanto culturale».

Con acribia e compiutezza il cristianesimo nel suo sorgere, svilupparsi e propagarsi, viene considerato a tutto tondo, senza elusioni, con toni in cui è assente timore, rivendicazione o qualsiasi altro sentire negativo, mentre è presente un’oggettività fattuale e relazionale.

Nell’ottica ebraica tre differenti capitoli, di pari rigore scientifico, costituiscono l’ossatura del saggio: «La normativa religiosa ebraica e il cristianesimo»; «Cristianesimo ed ebraismo oggi»; «Una nuova teologia e un diverso futuro?». Gli interrogativi scandiscono il dettato e il fluire delle idee, delle riflessioni, e impegnano a darsi una risposta personale all’interno della propria fede riflessa e dei legami fra Israele e cristianesimo, con un compito scolpito da Laras: «Il riportare la Bibbia a fondamento della cultura e della vita pratica è un possibile impegno religioso, dalla fecondità straordinaria, condivisibile tra ebrei e cristiani: un impegno in cui si avverte l’urgenza impellente e drammatica in questi anni di crisi, di confusione e di mediocrità».

Problemi teologici e realtà storiche si intrecciano in queste pagine con una prassi che, insieme, si deve creare, intessuta di ascolto, amicizia e fraternità: la testimonianza profetica di Carlo Maria Martini ritorna così ad affacciarsi in questa intensa ricerca di unità.

di Cristiana Dobner

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24 aprile 2019

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