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​Appunti da Cracovia

· ​Un parroco alla gmg ·

La giornata mondiale della gioventù è un’esperienza molto bella di Chiesa, un’immersione completa in quella “uscita” a cui ci richiama di continuo Papa Francesco. I giovani eliminano tutte le distanze e s’incontrano vescovi circondati da gruppi di ragazzi e ragazze, preti che cercano di moderare l’esuberanza dei loro giovanissimi fedeli, suore indaffarate per non perdere nessuno. La giornata è un’esperienza di preghiera, anzi una grande preghiera. Da Toronto a Rio, da Madrid a Parigi, le chiese sono sempre state gremite di giovani che pregano. I ragazzi portano bandiere di tutti i colori, e sono segni d’identità non contro qualcuno ma per creare dalla diversità la comunione. Questa marea di giovani che pregano, cantano, scherzano, si salutano festosamente dopo aver percorso tanti chilometri a piedi, dà entusiasmo e respiro, al di là di tante piccole beghe. Giovani spesso abituati a idolatrare i grandi divi confezionati dai media si sono entusiasmati per santa Faustina Kowalska, per san Giovanni Paolo II, per il beato Piergiorgio Frassati. Anche la giornata di Cracovia è passata ma l’inizio è ora: ritorniamo nell’ordinario, che non è sinonimo di noia pastorale perché dobbiamo far fruttificare quello che i nostri giovani hanno vissuto.

di Marcello Cruciani

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15 ottobre 2019

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