Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Approdo e incontro per tutti i popoli

· Ad Aquileia e Venezia il Papa chiede di rendere ragione della speranza cristiana all’uomo moderno ·

Antico crocevia di persone e comunità di ogni provenienza, cultura, lingua e religione, il Nordest ha oggi una responsabilità decisiva nel favorire «una cultura di accoglienza e condivisione capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni». Ad Aquileia e a Venezia — dove sabato 7 e domenica 8 maggio si è svolta la prima visita pastorale di questo 2011 — Benedetto XVI rilancia l’originaria vocazione di una terra che lungo i secoli è stata un ospitale «punto di approdo e di incontro per gli uomini di tutti i continenti». E ricorda in particolare alle genti friulane e venete che la memoria del passato deve tradursi in «ideali trainanti nella progettazione dell’oggi e del domani in questa grande regione».

Fin dall’arrivo ad Aquileia, nel pomeriggio di sabato, il Pontefice richiama quella che lui stesso definisce «la missione del Nordest del futuro». Un territorio che oggi non fa più soltanto da cerniera geografica tra est e ovest dell’Europa, ma anche tra nord e sud del mondo. Fenomeni come l’immigrazione, la mobilità territoriale, la globalizzazione economica ne hanno accentuato «il pluralismo culturale e religioso» — spiega ai delegati del secondo convegno ecclesiale di Aquileia, incontrati nella basilica dopo l’arrivo in piazza del Capitolo — rendendo ancora più urgente la necessità di un «rispettoso confronto costruttivo e consapevole con tutti i soggetti che vivono in questa società» per costruire insieme «una “città” più umana, più giusta e solidale». Da qui l’appello all’impegno per far nascere «una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico», lavorando per «il bene di tutti e di ciascuno».

Dalla capacità di «rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno» — ricorda poi durante la messa celebrata domenica mattina al parco San Giuliano di Mestre — dipende l’efficacia e la vitalità della fede. Che, svuotata «della sua verità e dei suoi contenuti più profondi», non appare in grado di vincere chiusure e paure nei confronti degli altri, dei lontani, degli estranei. La logica di Cristo, invece, è quella «della solidarietà e della condivisione». Non a caso il Papa rievoca l’«antica unità spirituale» della Chiesa madre di Aquileia per riproporla a modello di fronte a questioni dirompenti e complesse come quelle poste dall’immigrazione e dalle nuove dinamiche geopolitiche in atto. Perché — dice ai rappresentanti del mondo culturale, artistico ed economico veneziano prima di concludere la visita — il Vangelo resta «la più grande forza di trasformazione del mondo». E su di essa è ancora possibile edificare «una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia».

Galleria fotografica

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE