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Appello per il Sud Sudan

· ​All’udienza generale il Pontefice ricorda che il creato non è proprietà dell’uomo ·

C’è ancora l’Africa tra le preoccupazioni di Papa Francesco: dopo quello di domenica scorsa per la Repubblica democratica del Congo, all’udienza generale di stamane, mercoledì 22 febbraio, il Pontefice lanciato un nuovo appello per il «martoriato Sud Sudan, dove — ha ricordato ai fedeli presenti in piazza San Pietro— a un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare». Una terribile carestia, ha spiegato, che non si limita al Paese, ma si estende a tutta la «regione del Corno d’Africa e condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini».

Profughi sudsudanesi (Ap)

Dinanzi a tali «dolorose notizie che destano particolare apprensione» il Pontefice ha sottolineato come sia «più che mai necessario l’impegno di tutti» affinché la comunità internazionale e quanti hanno responsabilità di governo non si limitino «solo a dichiarazioni», ma rendano «concreti gli aiuti alimentari» e permettano «che possano giungere alle popolazioni sofferenti».

In precedenza — dopo aver incontrato in privato trentatré familiari di sei delle nove vittime italiane della strage avvenuta a Dakka, in Bangladesh nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016 — il Papa aveva tenuto la catechesi settimanale, commentando il passo della lettera ai Romani «nella speranza ci riconosciamo tutti salvati» (8, 19-27) e ricavandone una lezione sull’importanza della custodia del creato. «Spesso — ha detto — siamo tentati di pensare» che esso «sia una nostra proprietà, un possedimento» da «sfruttare a nostro piacimento e di cui non dobbiamo rendere conto a nessuno». Invece, ha proseguito, l’apostolo Paolo «ricorda che la creazione è un dono» posto da Dio «nelle nostre mani».

Purtroppo però, ha osservato Francesco, «quando si lascia prendere dall’egoismo, l’essere umano finisce per rovinare anche le cose più belle». In proposito, con un’aggiunta al testo preparato, ha invitato a pensare in particolare alla difesa delle risorse idriche. «L’acqua — ha ricordato — è una cosa bellissima e tanto importante: ci dà la vita, ci aiuta». Eppure «per sfruttare i minerali si contamina l’acqua, si sporca e si distrugge la creazione». E ciò, ha chiarito, è conseguenza dell’«esperienza tragica del peccato» a causa della quale «rotta la comunione con Dio, abbiamo finito per corrompere la creazione, rendendola schiava, sottomessa». Con le conseguenze che sono «drammaticamente sotto i nostri occhi, ogni giorno» in quell’ambiente devastato «dove tutto prima rimandava al Padre creatore e al suo amore infinito» e che «adesso porta il segno triste e desolato dell’orgoglio e della voracità umani». Però, ha assicurato il Papa richiamando il tema della speranza, nonostante tutto «il Signore non ci lascia soli e anche in questo quadro desolante ci offre una prospettiva nuova di liberazione, di salvezza».

L’udienza generale

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23 novembre 2017

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