Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Appello delle Nazioni Unite  per una tregua a Misurata

· Italia e Stati Uniti lavorano all’ipotesi di esilio per Gheddafi ·

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per far cessare i combattimenti a Misurata e garantire così l’assistenza ai feriti. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto una «cessazione immediata dell’uso indiscriminato della forza militare contro la popolazione civile». Mentre il Segretario generale aggiunto per gli Affari umanitari, Valerie Amos, ha riferito che la situazione sul campo «è critica per molte persone che hanno bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti medici. La possibilità di lasciare la città — ha spiegato il diplomatico — è diventata ormai una questione di vita o di morte. Abbiamo bisogno di una tregua temporanea per consentire ai civili di mettersi al riparo e portare alle persone quello di cui hanno disperatamente bisogno».

La Nato che ieri ha respinto le critiche dei ribelli, che la accusano di non aiutarli abbastanza e di «lasciar morire il popolo di Misurata», unica città dell’ovest in mano agli antigovernativi, ha spiegato che la conduzione di raid aerei mirati contro gli obiettivi militari di Gheddafi «è diventata più difficile a causa dell’utilizzo di cittadini come scudi umani», in particolare proprio a Misurata. «Stiamo operando in maniera chirurgica per evitare di colpire i civili usati come scudo», ha detto dal centro operativo di Napoli il contrammiraglio Russ Harding, vicecomandante dell’operazione Unified protector della Nato in Libia. E questa mattina l’Alleanza atlantica ha compiuto nuovi raid su Tripoli, Misurata e Brega dove cinque persone, tra i quali due insorti, sono cadute sotto il «fuoco amico» della Nato.

La Francia ha annunciato che da ieri le navi da Bengasi potranno, nonostante la presenza della marina di Gheddafi, rifornire Misurata, «perché la coalizione impedirà qualsiasi azione di forza della marina», ha sottolineato il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet. Le truppe del raìs avrebbero bombardato un campo petrolifero a Ojla, a sud di Ajdabiya, ha riferito Al Jazeera. Dal canto suo, il vice ministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, ha invece accusato la Gran Bretagna di aver danneggiato un oleodotto nel corso di un attacco aereo. Nella notte da Bengasi hanno affermato che gli attacchi del regime avevano bloccato la loro produzione petrolifera. Oggi il ministro del Petrolio libico, OmarFathi bin Shatwan, ha abbandonato il regime ed è fuggito a Malta.

Si terrà mercoledì della prossima settimana a Doha, in Qatar, la prima riunione del Gruppo di contatto sulla Libia, istituito in occasione della conferenza internazionale di Londra, il 29 marzo scorso. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé. Il titolare del Quai d’Orsay ha spiegato che il suo Governo sta cercando di convincere a partecipare all’appuntamento anche l’Unione africana che aveva disertato sia il vertice londinese sia quello precedente a Parigi del 19 marzo, in cui fu deciso l’intervento della coalizione internazionale.

Intanto, con una ennesima mossa a sorpresa, Gheddafi ha inviato ieri un messaggio al presidente statunitense, Barack Obama, salutando così l’uscita di scena dei caccia americani dalle operazioni della Nato. Nella missiva, a quanto si apprende, il leader libico sostiene che la sua Libia è stata colpita dalle forze Nato più «moralmente» che non «fisicamente». A Tripoli è sbarcato l’ex senatore repubblicano americano Curt Weldon «per cercare di aiutare il negoziato con Gheddafi e la sua famiglia», ha reso noto la Cnn. «Weldon afferma che l’Amministrazione Obama è consapevole dei suoi sforzi» per il negoziato, ha affermato l’emittente statunitense, secondo la quale nel pacchetto di proposte dell’ex senatore americano c’è un Governo ad interim e una commissione internazionale per creare il nuovo Parlamento, oltre naturalmente a un cessate il fuoco, al ritiro dei militari dalle città e l’impegno dei ribelli a non avanzare verso ovest.

Italia e Stati Uniti «stanno lavorando all’ipotesi dell’esilio di Gheddafi e dei suoi familiari, perché non può esserci nessuna transizione con il raìs». Gli Stati Uniti «hanno riconosciuto che senza l’Italia la missione in Libia non sarebbe stata la stessa: siamo soddisfatti». Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a Washington, dopo aver incontrato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. Il loro faccia a faccia è durato quasi un’ora. E i risultati, secondo il titolare della Farnesina, non sono mancati. Nel corso della lunga conferenza stampa congiunta, in una sala della sede di Foggy Bottom, i capi delle due diplomazie si sono impegnati a lavorare insieme sulla crisi libica. E Hillary Clinton ha ribadito come «l’Italia, con i suoi grandi sforzi è per gli Stati Uniti un partner fondamentale».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE