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Appello alla fraternità tra credenti
nello Sri Lanka

· Dopo le violenze contro i musulmani a Negombo ·

L’odio non deve trionfare e la violenza non deve «polarizzare la società e spaccare la nazione» srilankese: questo è il messaggio lanciato dal cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don in occasione di una visita nella città di Negombo, a 40 chilometri a nord della capitale Colombo, teatro di recenti violenze contro cittadini musulmani dopo che la chiesa di San Sebastiano, come è noto, è stata colpita da attentatori suicidi il 21 aprile scorso. Le forze di sicurezza, infatti, hanno dovuto far rispettare il coprifuoco dopo che decine di negozi, case e veicoli di proprietà musulmana sono stati attaccati o dati alle fiamme. Inoltre il porporato ha auspicato «uno spirito di comprensione e buone relazioni» tra tutte le comunità dello Sri Lanka, chiedendo in particolare «a tutti i fratelli e sorelle cristiani e di altre religioni» di non ferire «nemmeno un singolo musulmano», perché i membri della comunità islamica nello Sri Lanka «sono nostri fratelli e fanno parte della nostra società».

A Negombo, che conta una maggioranza di cattolici, l’arcivescovo di Colombo ha incontrato i leader musulmani in una moschea, ma anche membri della Chiesa locale. Ha chiesto al governo di tutelare la sicurezza nella città. Poiché secondo le forze di sicurezza gli scontri sarebbero iniziati dopo una disputa dovuta al consumo eccessivo di alcolici, il cardinale ha suggerito inoltre alle autorità di vietare temporaneamente la vendita di bevande alcoliche nella città. «Almeno tre persone sono state ferite domenica durante gli scontri a Negombo», ha spiegato all’agenzia France-Presse un funzionario di polizia locale, confermando altresì l’arresto di due sospetti e le ricerche in corso degli altri attentatori già identificati. Le scuole statali dello Sri Lanka, rimaste chiuse per misure di sicurezza, hanno ripreso le lezioni lunedì sotto stretta sorveglianza. «Pochi alunni sono presenti oggi, ma le misure di sicurezza rimangono alte e la maggior parte dei genitori sta aspettando l’evoluzione della situazione. Auspichiamo che tutti gli studenti ritrovino rapidamente il cammino della scuola», ha dichiarato un responsabile delle forze di polizia.

All’appello del cardinale Patabendige Don si unisce a una lettera aperta indirizzata alle autorità politiche da un gruppo di sacerdoti, religiosi, membri di altre comunità religiose e della società civile, nella quale esortano a «individuare rapidamente la verità e a trovare i perpetratori e i loro alleati, nel rispetto dei diritti umani». «Il nostro obiettivo comune è stato quello di far progredire i diritti politici, sociali, economici e culturali della popolazione promuovendo la pace, l’armonia e la giustizia sociale per tutti — scrivono —. In passato ci siamo impegnati in modo costruttivo con tutti i governi e continueremo a farlo anche oggi». Il testo è anche un messaggio di solidarietà alle vittime e alle loro famiglie e «al nostro amato paese».

Dall’altro lato del Golfo del Bengala, la conferenza episcopale del Bangladesh ha espresso la sua «sincera solidarietà e vicinanza a tutta la popolazione dello Sri Lanka, alla Chiesa cattolica e a tutte le vittime del tragico attacco di Pasqua». Una nota inviata dal cardinale Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dakha, a monsignor Julian Winston Sebastian Fernando, vescovo di Badulla e presidente della Conferenza episcopale dello Sri Lanka, indica che «tutta la comunità cattolica in Bangladesh è scioccata e continua a soffrire per la perdita di tante vite umane». «Non abbiamo parole per esprimere i nostri sentimenti — sottolineano i vescovi — e preghiamo anche per la conversione di coloro che hanno causato tale violenza disumana e attentato alla pace della società sia a livello locale che globale». Assicurando la Chiesa srilankese delle loro preghiere «in questi tempi difficili», i membri della Conferenza episcopale bengalese sperano inoltre che «gioia, speranza e coraggio, dono della Pasqua, possano trionfare nel mondo».

Stesso sostegno è stato espresso dai leader protestanti del Bangladesh. «Siamo molto addolorati per l’attacco ai cristiani nello Sri Lanka durante la messa di Pasqua. Abbiamo condannato con forza questa uccisione disumana», si legge in una nota firmata dal reverendo Martha Das, segretario dello United Forum of Churches. «Come seguaci di Cristo — prosegue — deploriamo questi massacri che distruggono la pace e ribadiamo il nostro supporto per la pace, l’armonia e la tolleranza». «Ogni religione — continua il testo — incoraggia a costruire la pace. Diamo un esempio alle nuove generazioni, contribuendo a una via per la pace, l’armonia, la non violenza e l’amore».

Il Bangladesh si è impegnato nella repressione contro i movimenti estremisti dopo l’attacco nel 2016 di un rinomato bar nella capitale, nel corso del quale 22 persone, tra cui diciotto stranieri, erano state uccise. Sconfitto sul terreno nei suoi bastioni in Siria e Iraq, il sedicente stato islamico cerca di estendere il suo raggio di azione in altre parti del mondo, particolarmente nell’Asia meridionale, coinvolgendo gruppi estremisti locali.

di Charles de Pechpeyrou

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