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Apostoli dell’America

· Il cardinale Amato parla delle tre canonizzazioni equipollenti ·

A poco più di tre settimane dalla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, Papa Francesco procede ad altre tre canonizzazioni equipollenti dopo quelle di Angela da Foligno (9 ottobre 2013) e di Pietro Favre (17 dicembre 2013). Tra i decreti promulgati oggi spiccano infatti i nomi di Francesco de Laval (1623-1708), primo vescovo di Québec, di Giuseppe de Anchieta (1534-1597), missionario gesuita originario delle isole Canarie, e di Maria dell’Incarnazione (1599-1672), orsolina francese, che il Pontefice iscrive nel catalogo dei santi estendendone il culto alla Chiesa universale. Ne abbiamo parlato con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Perché e cosa significano queste canonizzazioni equipollenti?

Conviene ricordare che già il 22 giugno 1980 Giovanni Paolo II aveva proclamato beati cinque servi e serve di Dio, protagonisti dell’evangelizzazione nelle Americhe: tra questi, oltre a Francesco de Laval, Giuseppe de Anchieta e Maria dell’Incarnazione, vi erano il terziario francescano Pedro de San José de Betancur (1626-1667), originario delle Canarie e missionario in Guatemala, nonché fondatore dei Fratelli Betlemiti, e la giovane nativa americana, Kateri Tekakwitha (1656-1680), di etnia irochese-mohawk-algonchina. Si tratta di un gruppo esemplare di battezzati, che manifestano la molteplicità delle vocazioni nella Chiesa: un vescovo, due religiosi, una religiosa e una laica. Tutti hanno dato con il loro esempio e il loro apostolato un contributo incomparabile all’evangelizzazione americana.

Perché si procede alla canonizzazione equipollente?

In realtà Papa Francesco, venendo incontro ai desideri e alle molte petizioni di vescovi e fedeli americani, che sognavano di vedere canonizzati gli altri tre beati, ha proceduto alla loro canonizzazione in modo equipollente. Tale canonizzazione non è arbitraria ma ben motivata. Essa, infatti, può aver luogo solo quando si verificano tre precise condizioni: possesso antico del culto, costante e comune attestazione di storici degni di fede sulle virtú o sul martirio e ininterrotta fama di prodigi. È questa la dottrina plurisecolare della Chiesa, ben teorizzata da Papa Benedetto XIV. Come si vede, la fama dei miracoli non è affatto assente da questa canonizzazione, che ricompone il quintetto dei santi testimoni dell’evangelizzazione americana, quasi a evidenziare che ogni evangelizzazione, antica e nuova, ha come premessa e sorgente indispensabile la santità di una vita virtuosa.

di Nicola Gori

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19 marzo 2019

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