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Entrare nel mistero

· Maria di Magdala secondo Papa Francesco ·

Dopo altri volumi usciti presso l’editore Castelvecchi, che raccolgono, secondo un criterio tematico, le meditazioni, le omelie, le udienze e altri documenti di Papa Francesco, Apostola degli Apostoli. Maria di Magdala nelle parole del Papa (Roma, Castelvecchi, 2017, pagine 126, euro 14,50), recentemente pubblicato, presenta i testi relativi a Maria Maddalena, la cui memoria, che ricorre il 22 luglio, con decreto del 3 giugno 2016, proprio per desiderio di Papa Francesco, è stata elevata al grado di Festa al pari di quella degli Apostoli. 

Guercino,  «Maria Maddalena medita sulla corona di spine» (1632)

Il libro assume una particolare forza in quanto, sviluppandosi intorno al tema della risurrezione, e allo sconcerto che l’evento straordinario suscita nei testimoni oculari, va subito a stabilire uno stretto nesso fra possibilità di credere e conoscenza d’amore, mettendo in risalto la componente mistica del cristianesimo. Attraverso le intense parole del Papa si aprono brecce su quello che è il fulcro della fede. Credere all’annuncio non può essere un fatto intellettuale, ideologico, richiede di entrare nel mistero: «Entrare nel mistero significa capacità di stupore, contemplazione; capacità di ascoltare il silenzio e ascoltare il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla (…) Per entrare nel mistero ci vuole umiltà, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedistallo del nostro io tanto orgoglioso (…) ci vuole abbassamento che è impotenza, svuotamento dalle proprie idolatrie (…) Tutto questo ci insegnano le donne discepole di Gesù. Esse vegliarono quella notte […] alle prime luci dell’alba uscirono, portando in mano i loro unguenti e con il cuore unto d’amore. Uscirono e trovarono il sepolcro aperto. Ed entrarono. Vegliarono, uscirono ed entrarono nel mistero». Non ci si può misurare con l’evento della risurrezione razionalmente, esso può essere solo contemplato ed esperito partecipando della sua potenza d’attrazione che tocca l’intimo. Questo insegnano le donne, che non cercano di capire, ma si lasciano prendere, entrano nel mistero.
Da questi pochi spunti esce subito un quadro fortemente significativo. L’importanza delle donne, il loro ruolo all’interno della Chiesa riguarda il senso profondo della fede, della testimonianza, quindi della missione salvifica stessa. I curatori del libro, Giuseppe dell’Orto e Alessandra Peri, in apertura della loro prefazione, citano a tale proposito una eloquente affermazione del cardinale Kasper: «La risposta ai segni dei tempi in definitiva non arriverà da Roma, né dalla conferenza episcopale, la risposta saranno donne profetiche, carismatiche, sante, che speriamo che Dio ci donerà». Donne di questo tipo ce ne sono sempre state ed è auspicabile che ne sorgano anche oggi, il punto è però che i loro carismi siano valorizzati per l’elevazione comune, che la loro modalità di approccio al vangelo entri a pieno titolo nel patrimonio teologico e spirituale della Chiesa. La prospettiva femminile costituisce uno sguardo diverso con cui porsi davanti alle verità di fede. Come afferma il Papa: «lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore». L’attenzione verso la misericordia messa al centro del pontificato di Francesco, va senza dubbio in questa direzione. La carità s’impone sul rigore e sul giudizio quando fiorisce quella docilità del cuore aperto al mistero, quella tenerezza umile che matura attraverso la vita contemplativa in cui opera lo Spirito Santo che è amore. Lasciandoci amare dall’amore impariamo a conoscere la misericordia e solo allora possiamo divenire misericordiosi. Proprio questa trasformazione interiore è segno di risurrezione: «Dio ancora ci viene incontro per stabilire e consolidare un tempo nuovo, il tempo della misericordia […] rallègrati perché la tua vita nasconde un germe di resurrezione, un’offerta di vita che attende il risveglio». Da queste parole si comprende bene come la risurrezione sia una realtà dinamica in atto che agisce nel qui ed ora, nella vita di tutti i giorni più ci lasciamo «condurre dallo Spirito» perché il «Signore è Vivo. E vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza».
Emerge con particolare evidenza che, per Francesco, ogni reale possibilità di credere all’annuncio è mossa dal cuore, quindi dall’amore. «Le prime testimoni della Risurrezione furono le donne […] Le donne sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé». La conoscenza che scaturisce dall’amore provoca una gioia traboccante, si riversa all’esterno. Non potendo essere contenuta spinge fuori, dà il coraggio di “uscire” a portare l’annuncio. «Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no». Seppure secondo la legge giudaica non potessero rendere testimonianza, «nei Vangeli, invece le donne hanno un ruolo primario, fondamentale». Dio non sceglie secondo i criteri umani, «per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a Lui».
Venendo a Maria di Magdala, possiamo ancora meglio mettere a fuoco gli elementi mistico/contemplativi che caratterizzano l’anima femminile. Il fondersi in lei, come in unica persona, di diverse figure evangeliche, tradizione che lo stesso Francesco sembra accogliere, non dipende forse solo da errate sovrapposizioni, bensì risponde alla necessità di evidenziare un percorso spirituale. La peccatrice che cosparge di olio profumato i piedi di Gesù (Luca 7, 36-50), Maria di Betania che ripete lo stesso gesto (Giovanni 12, 1-8) e Maria di Magdala dalla quale erano usciti sette demoni (Luca 8, 1-3), presente sotto la croce e al sepolcro (Giovanni 19, 25; Matteo 27, 57-61; 28, 1-10; Marco 15, 42-47; 16, 1-8) e prima testimone della Risurrezione (Marco 16, 9-11; Giovanni 20, 1-18), rappresentano i tasselli di un unico itinerario il cui filo aureo è l’amore. Dalle parole di Francesco, sembra emergere proprio questo.
L’ombra della peccatrice non offusca la tersità dell’apostola degli apostoli, perché proprio di lei Gesù ha detto «che ha amato molto e per questo i suoi tanti peccati le sono stati perdonati». Quello che diviene centrale è il cambiamento che opera l’incontro: «Gesù ha fatto una trasformazione […] ha cambiato tutto da dentro. Ha cambiato con una ri-creazione […] È qualcosa che intuì la Maddalena quando andò da lui, pianse e lavò i piedi con le sue lacrime. Intuì che quell’uomo poteva guarire non il corpo ma la piaga dell’anima: poteva ri-crearla». Il suo essere ri-creata la rende affine all’amore dell’amato, al suo stesso Spirito. Di nuovo piange di fronte al sepolcro vuoto, le lacrime sciolgono il dolore del cuore predisponendolo alla visione: «a volte nella nostra vita gli occhiali per vedere Gesù sono le lacrime». La comunione d’amore vince ogni barriera di separazione, si spinge oltre il solco della morte. La sconcertante apparizione, con i suoi smarrimenti, avviene all’interno di questa comunione d’amore. Come osservano i curatori, il testo giovanneo mette in evidenza una sequenza nel vedere, dovuta anche all’uso di verbi diversi. Con gli occhi naturali Maria Maddalena vede (blépei) la tomba vuota. Dopo, voltandosi indietro, attraverso la conversione dello sguardo che si apre ai segni e al mistero, vede (theoréi) Gesù, ma non lo riconosce, rimane confusa. È solo quando si sente chiamare per nome, che lo riconosce. Sono gli occhi del cuore pieno di amore che vedono. Ad un certo punto il disorientamento diviene certezza: «Ho visto (eóraka) il Signore». Qui l’itinerario mistico della fede si conclude aprendo alla testimonianza.
Osserva Francesco che «per il Quarto vangelo, credere è ascoltare e allo stesso tempo vedere. L’ascolto della fede avviene secondo la forma di conoscenza propria dell’amore». Credere richiede un’esperienza sensibile che scava e purifica perché la fede è «un cammino dello sguardo in cui gli occhi si abituano a vedere in profondità». Maria Maddalena crede perché invasa da uno stupore gioioso che viene da dentro, «da un cuore immerso nella fonte di questa gioia», aperto all’amore che emana dal Risorto. «Chi fa questa esperienza diventa testimone della Risurrezione perché in un certo senso è risorto lui stesso». Parole potenti. Credere implica una fede incarnata che si dischiude attraverso l’esperienza dell’amore. Un’ottica distante anni luce da un credere ideologico che rischia di trasformare il cristianesimo in credenza. Quello che fa di Maria Magdala la prima testimone, è dunque la forza dell’amore perché l’amore che la unisce all’amato è indissolubile. «Come può essere che l’amore sia morto?». Questa la grande domanda che Francesco immagina premere nel cuore di Maria Maddalena e delle donne, risvegliandole al «palpitare del Risorto», perché la via dell’amore è come un canale aperto in cui la vita fluisce al di là di ogni barriera.

di Antonella Lumini

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05 dicembre 2019

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