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Apertura al mondo

· La lettera «Iuvenescit ecclesia» per un rinnovato annuncio del Vangelo ·

Con la lettera Iuvenescit ecclesia sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa, la Congregazione per la dottrina della fede si propone di offrire ai vescovi alcuni motivi per un rinnovato annuncio del Vangelo nel mondo di oggi. In un contesto europeo che si va progressivamente disgregando — «di un’Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale» ha detto il Papa lo scorso 6 maggio — la Chiesa avverte l’urgenza di lasciarsi ringiovanire dai doni che lo Spirito Santo continua a spargere nei cuori dei fedeli. Se la Chiesa ritrova la freschezza del Vangelo tutta la famiglia umana viene rivitalizzata. In questa prospettiva occorre leggere la riflessione teologica ed ecclesiologica del documento, il cui oggetto principale sono le aggregazioni di fedeli, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità: per «favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione e alla missione della Chiesa» (n. 3).

lexander Sadoyan, «Pentecoste»

Come dunque si relazionano gli aspetti istituzionali con quelli carismatici della vita cristiana, in una Chiesa non ripiegata su se stessa, ma aperta al mondo? A questa domanda vuol rispondere il testo, che si articola in cinque capitoli, con un’introduzione e una conclusione, per un totale di 24 numeri. La ricognizione biblica, innanzi tutto, chiarisce con precisione e profondità la natura dei carismi secondo il Nuovo testamento, quindi, nel secondo capitolo, la relazione tra doni gerarchici e carismatici nel magistero recente è opportunamente incentrata sul principio di “coessenzialità”, al di là di ogni contrapposizione e giustapposizione. Il fondamento teologico di tale relazione, nell’orizzonte trinitario e cristologico, viene di seguito chiarito alla luce del mistero pasquale, nel quale si evidenzia l’intrinseco rapporto tra Gesù Cristo e lo Spirito Santo. Ne deriva opportunamente il nesso tra doni sacramentali, gerarchici e carismatici, nella loro distinzione senza separazione. Il quarto capitolo, dedicato alla relazione tra i diversi doni nella vita e nella missione della Chiesa, mette quindi a fuoco l’identità e la differenza dei diversi doni, introducendo criteri articolati per il discernimento di quelli carismatici. Nell’ultima parte, dedicata alla pratica ecclesiale, viene infine messa in luce la relazione dei doni carismatici con la Chiesa universale, da cui sono riconosciuti, e quella particolare, che sono chiamati a servire; il loro rapporto con i diversi stati di vita del cristiano; le forme giuridiche di riconoscimento ecclesiale.

Quello che a prima vista potrebbe apparire un documento tutto rivolto all’interno della compagine ecclesiale, in verità, contiene elementi che invitano ad una effettiva apertura al mondo. A poco servirebbe individuare il nesso ecclesiale tra istituzione e carisma senza una fondamentale estroversione: la Chiesa non è per se stessa, ma per la salvezza di tutti. Dal momento che Dio ha donato il Figlio al mondo, ovvero all’umanità intera (cfr. Giovanni 3, 16), la Chiesa è quello spazio vitale in cui avviene l’accoglienza dei doni che il Padre di Gesù crocifisso-risorto effonde per mezzo del suo Spirito. Nella comunità cristiana, attraverso il battesimo, prende avvio quel processo che, mentre assume il profilo istituzionale e gerarchico, al tempo stesso, si arricchisce di sempre nuovi doni lungo i sentieri che lo Spirito le indica. Tra doni gerarchici — di per sé stabili, permanenti e irrevocabili — e doni carismatici, che nelle loro forme storiche non sono garantiti per sempre (cfr. n. 13), esiste un rapporto di vitale reciprocità, la cui ultima destinazione è la missione ecclesiale.

In ragione del dinamismo costitutivo della Chiesa — mistero divino e soggetto storico, dotata di elementi permanenti e variabili — è necessario custodire il prezioso apporto della peculiarità carismatica delle singole aggregazioni ecclesiali senza mortificarne la novità e, al tempo stesso, favorirne l’inserimento nella Chiesa universale e particolare, evitando ogni eventuale improprio parallelismo (cfr. n. 23). Come già indicava Papa Francesco nella sua prima esortazione apostolica, «un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Un’autentica novità suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualità e doni per affermare se stessa. Quanto più un carisma volgerà il suo sguardo al cuore del Vangelo, tanto più il suo esercizio sarà ecclesiale. È nella comunione, anche se costa fatica, che un carisma si rivela autenticamente e misteriosamente fecondo. Se vive questa sfida, la Chiesa può essere un modello per la pace nel mondo» (Evangelii gaudium, 130).

di Maurizio Gronchi

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23 ottobre 2019

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