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Anzitutto fratellanza

· Aperta la plenaria dei vescovi francesi ·

L’episcopato francese durante i lavori della sessione dello scorso autunno

Bisogna rimettere la fratellanza «al primo posto», non in quanto «vago sentimento che accontenta la nostra coscienza» bensì come un «impegno concreto verso i più svantaggiati, i disoccupati e anche i migranti, i rifugiati venuti in Francia, che fuggono da condizioni di miseria o da situazioni pericolose nel proprio paese di origine»: in apertura dei lavori dell’assemblea plenaria di primavera della Conferenza episcopale francese, che si svolgono a Lourdes dal 28 al 31 marzo, il presidente, l’arcivescovo di Marsiglia Georges Paul Pontier, si è schierato contro coloro che puntano su un futuro «dove ognuno è ripiegato su se stesso», proprio mentre ci si avvicina alle elezioni presidenziali in Francia. «Quelli che arrivano da noi e vengono accolti sono in grado di integrarsi, di offrire le loro competenze, il loro dinamismo e contribuire pertanto al benessere collettivo», ha affermato il presule, invitando i cristiani «alla generosità, alla ricerca del bene comune, all’apertura, all’accoglienza, alla fratellanza universale». Secondo monsignor Pontier «il dovere di solidarietà deve esprimersi opponendosi alla cultura dello scarto e dimostrando una maggiore cura verso i più deboli, poveri e vulnerabili». Tutti, ha continuato «dobbiamo avere uno sguardo diverso rispetto ai migranti e ai rifugiati».

Nel discorso tenuto davanti ai vescovi francesi, inoltre, il presidente della Conferenza episcopale ha espresso la sua preoccupazione per «le pratiche eugenetiche» che stanno prendendo piede nella società attuale. In particolare, ha deplorato la mancanza di sostegno per i genitori che si trovano nella difficile condizione di affrontare gravidanze nelle quali il nascituro è a rischio di disabilità. «I progressi scientifici forniscono delle informazioni finora ignote. Questo dovrebbe consentire lo sviluppo di nuove terapie invece di una cultura volta a eliminare un embrione che presenta difetti, nell'intento di mettere al mondo un bambino perfetto». La Chiesa oggi si impegna a «promuovere una vera cultura della vita che non si affidi alla morte provocata», ha aggiunto con forza il presule.

Un altro tema evocato dall’arcivescovo è stato quello dell’islam nella società francese. Monsignor Pontier ritiene necessario che, tra la popolazione francese musulmana, «si facciano avanti nuovi leader che aiutino i loro fratelli a integrare la pratica dell’islam nella Repubblica, e si contraddistinguano da coloro che esortano ad atteggiamenti di chiusura o a pratiche che isolano da una vita comunitaria». Importante in questo senso è anche un’adeguata formazione degli imam.

A meno di un mese dal primo turno delle consultazioni presidenziali, il presule teme che la campagna elettorale, segnata da una serie di scandali, «occulti la disperazione di una parte della popolazione francese». «Il rapporto con la ricchezza — ha avvertito — può rendere ciechi e impedire di percepire il dramma profondo vissuto da coloro che non hanno lavoro, un alloggio decente e un pieno accesso alla cultura». L’esercizio del potere «è esigente perché necessita di un’attenzione costante per rimanere a servizio del bene comune senza trarre benefici personali che possono avere effetti devastanti. Vivere in una democrazia è un privilegio ma è anche una responsabilità».

da Parigi Charles de Pechpeyrou

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23 agosto 2019

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