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Antidoti e cardinali in rete

· A proposito di Chiesa, media e social network ·

«Il fatto che più di cinquemila corrispondenti siano accreditati nella sala stampa della Santa Sede  — scriveva Lucetta Scaraffia su «Il Messaggero» dell’11 marzo nell’articolo  Gli occhi del mondo ipnotizzati da San Pietro—  e che tutti loro si stiano interessando appassionatamente a questa elezione, è la prova più evidente che, anche per i non credenti o i non cristiani, la Chiesa costituisce una sorta di polmone d'ossigeno, di pensiero libero e rispettato nel mondo, a cui tutti guardano».

Ogni epoca ha bisogno di antidoti, di acute dissonanze nell’armonia rigidamente prestabilita dal mainstream, di interventi disturbanti capaci di mettere in discussione pregiudizi consolidati. Li teme, magari deridendoli o delegittimandoli con un’ostilità previa, e li cerca al tempo stesso,  perché sente oscuramente di averne bisogno. «Il santo — scriveva Chesterton — è una medicina in quanto è un antidoto. Ed è così, senza dubbio, perché spesso il santo è anche un martire; viene scambiato per veleno proprio perché è un antidoto». Il paradosso sottolineato dall'apologeta inglese — «ogni generazione viene convertita dal santo che più la contraddice» — spesso  vale anche per i messaggi in bottiglia lanciati nel grande mare della Rete. Quello stesso desiderio di un dialogo efficace e autentico con il mondo che ha spinto nel iv secolo Agostino a scrivere canzoni, o nella seconda metà del Novecento il servo di Dio Fulton John Sheen a preparare le sue lezioni per la radio e la tv porta oggi tanti sacerdoti a diffondere in Rete omelie a misura di tweet. Pronti ad affrontare anche il martirio del ridicolo, l’amarezza di essere sistematicamente insultati  o, peggio ancora, di essere percepiti come irrilevanti, perché Gesù stesso «non sottrasse la sua faccia agli insulti ed agli sputi» (Isaia, 53, 5). Talvolta, in mezzo a tante stanche ripetizioni di luoghi comuni o gratuite aggressioni verbali, trova il modo di esprimersi  anche il desiderio condividere qualcosa di bello e di utile con più persone possibile, un bisogno presente nel cuore di ogni essere umano, anche se spesso ignorato o rimosso. Per questo persino le classifiche più banali in Rete — come la gara registrata  da Almawave sui cardinali più commentati su Twitter, che vede ricorrere i nomi di  Timothy Dolan, Sean O'Malley, Louis Tagle, Peter Turkson, Gianfranco Ravasi  — dimostrano, in fondo, che il “l'ossigeno” dei giudizi inattuali della Chiesa interessa ancora.

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17 novembre 2019

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