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Antichi laboratori
di futuro

· Alla Biblioteca Vaticana ·

Anticipiamo l’intervento che il prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana terrà il prossimo 30 agosto, in apertura del Satellite meeting «Transforming Lis (Library and Information Science) education for professionals in a global information world: digital inclusion, social inclusion and lifelong learning» organizzato dall’Ifla, la Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie che si svolgerà nella Sala Barberini della biblioteca.

Arcimboldo, «Il bibliotecario» (1570)

Sono lieto di accogliere — a nome della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Scuola Vaticana di Biblioteconomia — tutti voi organizzatori e partecipanti al Satellite Ifla, che vede questa prima giornata di lavori ospitata in questi ambienti, che pur sommariamente avete visitato. Spero che questa visita sia stata un primo piacevole segno di accoglienza da parte nostra a ciò che voi rappresentate: un gruppo di professionisti del mondo delle biblioteche dediti ad approfondire alcune tematiche del futuro della vostra professione.

Questo momento di studio e di riflessione avrà la sua prima tappa in questa sala, che accoglie la struttura lignea progettata da Gian Lorenzo Bernini per la biblioteca del Palazzo di papa Urbano viii e dei suoi nipoti. Essa fu trasferita nella Biblioteca Vaticana all’inizio del xx secolo, insieme ai libri della preziosa biblioteca seicentesca e all’archivio di famiglia, che ora costituiscono una parte ricca e importante della Biblioteca Apostolica. Questa sala è stata restaurata di recente ed è aperta a particolari momenti di incontro e di formazione come questo, e fa da giusta cornice a un evento come il nostro di oggi. Viene infatti da un passato importante ed è proiettata, anche in questo suo ruolo di accoglienza, verso il futuro che ci sta di fronte.

Un satellite Ifla organizzato nella Biblioteca Vaticana nel 2019 ha una sua propria ragion d’essere perché — come tra poco sentirete meglio — si pone esattamente a 90 anni dalla fondazione stessa di Ifla, un’associazione che proprio questa Biblioteca ha visto nascere: Ifla fu fortemente sostenuta dal pontefice di allora, papa Pio XI, che con il mondo delle biblioteche d’allora ebbe strettissimi e appassionati rapporti anche personali e biografici. Prima di essere papa egli fu infatti prefetto della Biblioteca Ambrosiana e poi della Biblioteca Vaticana, alla quale dedicò anche da pontefice un’attenzione speciale, nel recupero e nell’arricchimento dei fondi librari e specificamente nell’impulso di apertura della “biblioteca dei papi” alla comunità delle biblioteche del mondo. Si deve al suo sostegno, ad esempio, l’accordo con la Carnegie Hall e con la Library of Congress di Washington (DC) per l’allestimento del nostro primo catalogo a schede. Oggi ricordiamo qui, in particolare, il suo sostegno autorevole a Ifla, un’organizzazione mondiale delle biblioteche davvero pionieristica per i tempi, perché inaugurava in modo quasi profetico quella necessità oggi percepita chiaramente di fare rete tra le nostre istituzioni: di porre momenti di confronto e di arricchimento reciproco, di scambio e di conoscenza. Il papa stesso, ricevendo allora i convenuti in una udienza speciale, li accolse dicendo di sentirsi bibliotecario tra bibliotecari.

È quindi giusto che in questo anniversario la Biblioteca Vaticana si apra a un momento come questo, che vuole essere memoria feconda per il domani delle nostre istituzioni. Il vostro tema — come ho detto — riguarda infatti proprio la professionalità del bibliotecario negli anni a venire.

Dal 1929 a oggi nel mondo delle biblioteche molto è cambiato, anche grazie al sempre maggiore progresso nelle relazioni tra le istituzioni e, come sappiamo e sperimentiamo ogni giorno, grazie alle più raffinate tecnologie che hanno facilitato la diffusione di dati e di immagini e hanno ulteriormente potenziato relazioni e scambi. Le biblioteche oggi, piccole o grandi che siano, specializzate o generaliste, non sono più solo custodi di memorie e di un più o meno vasto materiale librario, ma produttrici di dati e di immagini, centri nevralgici di scambio di notizie e di informazioni. Luoghi di studio, ma anche punti di riferimento solidi in tempi di fake news e di incerta ricerca del vero. Assumono così anche un ruolo importante per la cultura del domani in un mondo profondamente cambiato. Da qui la necessità di una costante riflessione sulla professionalità degli operatori del settore; da qui l’importanza dei contributi che verranno da queste vostre giornate di studi.

Pochi anni dopo il 1929, nel 1934, lo stesso papa Pio XI volle istituire presso la Biblioteca Vaticana una scuola per bibliotecari, che avesse nella concretezza il suo precipuo carattere e che desse la possibilità di formare professionisti all’altezza dei tempi. Proprio questa scuola che ancora oggi opera tra gli organismi della Biblioteca Apostolica, la Scuola Vaticana di Biblioteconomia, ha fatto da tramite per l’organizzazione di questo incontro, anche per impegnarsi a riflettere sulle sue coordinate di formazione, per tenersi aggiornata. Di nuovo — e concludo — una realtà del passato che ci proietta verso il futuro. Senza il passato, senza memoria, che la Biblioteca Vaticana rappresenta così bene, che il mondo delle biblioteche è così fortemente impegnato a conservare, non si dà un futuro con radici solide. A questa dinamica guardiamo davvero con grande speranza.

Grazie a nome di tutti per chi si è impegnato a organizzare questo momento di riflessione; e a tutti voi un buon lavoro e una buona permanenza a Roma.

di Cesare Pasini

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26 febbraio 2020

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