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Annunciando la vita

· La Conferenza episcopale del Messico in preparazione al mistero pasquale ·

«In preparazione al mistero pasquale, i vescovi del Messico condividono questo messaggio di osservazione, riflessione e impegno di fronte ai tempi presenti della nostra Patria sul dono della vita di ogni essere umano, in maniera particolare della vita nascente, che è una persona a immagine della persona divina, creata dall’amore e chiamata ad amare, e che Cristo redime attraverso la sua incarnazione, morte e risurrezione»: così inizia il “Comunicato al popolo di Dio annunziando la vita”, firmato in calce da monsignor Rogelio Cabrera Lòpez, arcivescovo di Monterrey e presidente della Conferenza episcopale messicana, e da monsignor Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey e segretario generale dell’episcopato.

Il documento è stato pubblicato nei giorni scorsi in occasione della solennità dell’Annunciazione, giornata in cui la Chiesa messicana celebra la giornata del bambino che deve nascere. Contemplando la vicenda terrena della Santa Vergine, i presuli sottolineano il suo coraggio e il suo abbandono in Dio: «Quando l’angelo Gabriele annunciò a Maria che sarebbe diventata la madre di Cristo, lei disse “sì”, un sì che, umanamente, era complesso e comportava serie complicazioni. Lei, tuttavia, si è messa nelle mani di Dio e, confidando nella sua parola, ha aperto le porte alla vita».

C’è poi un esplicito riferimento alla situazione del Messico, che è formato da vari Stati, ciascuno con le proprie leggi: «La realtà socio-politica in cui ci troviamo è complessa e ci permette di vedere dei chiaroscuri. Da un lato, segni di speranza e di vita in alcune regioni del Paese, dove lo Stato riconosce, protegge e tutela il diritto alla vita che ogni essere umano ha dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Dall’altro, manifestazioni di violenza e morte che cambiano la percezione che abbiamo di noi stessi, delle nostre relazioni interpersonali e del nostro ambiente, modificando valori e comportamenti, influenzando le tradizioni e l’identità della gente, generando una cultura dello scarto, che Papa Francesco ha descritto come una cultura che vede l’essere umano come un bene di consumo, come qualcosa che può essere usato e che, quando non serve, viene buttato via (Evangelii gaudium, 53)».

Di fatto, dal 2007, nel distretto federale di Città del Messico, l’aborto è stato legalizzato: finora nelle strutture pubbliche sono stati praticati più di duecentomila aborti (a cui bisogna aggiungere quelli effettuati nelle cliniche private e nelle ex cliniche clandestine). Peraltro un’inchiesta condotta a livello nazionale nel 2018 ha rilevato che 8 persone su 10 ritengono che la vita debba essere protetta fin dal suo concepimento.

L’appello dei vescovi è forte e determinato: «Il Messico dice sì alla vita! Annunciamo senza paura il Vangelo della vita che guida tutti, non solo i credenti, a difendere, a curare e a proteggere la vita». Inoltre, i presuli descrivono con pennellate potenti sia la cultura della morte, sia la cultura della vita, dell’amore, della solidarietà. «La radicalizzazione del relativismo è diventata il nuovo totalitarismo che cerca di mettere a tacere i dettami della ragione e di giustificare anche l’assurdo. Ciò ha generato una serie di eufemismi che portano al torpore collettivo delle coscienze, permettendo così di giustificare praticamente qualsiasi cosa, anche quelle che minano la dignità e i diritti fondamentali di ogni persona, creando così questa cultura dello scarto. Dov’è andata la nostra umanità? Questa umanità che si prende cura soprattutto di coloro che sono in uno stato di grande fragilità». Quindi ricordano la domanda che Dio fece a Caino: «Dov’è tuo fratello Abele?», interrogativo che continua a echeggiare nella storia come invito alla responsabilità e all’amore. E risuona «più forte che mai in questo tempo di Quaresima».

In Messico, la Chiesa organizza e ispira tante iniziative a favore della vita umana nascente. Basti citare il movimento giovanile “Passi per la vita” che riesce a coinvolgere tante persone e l’associazione laicale cattolica “Vita che dà vita”, che offre sostegno sia alle gestanti in difficoltà, sia alle vittime di violenza. Al riguardo, da una televisione cattolica del Paese è stata diffusa una preghiera piena di amore per i piccoli che stanno correndo il rischio di essere abortiti: chi la recita s’impegna ad adottarli a livello spirituale, invocando costantemente Dio per loro, perché possano vivere. Questa campagna di preghiera s’ispira a un'iniziativa analoga, ideata da monsignor Fulton Sheen (1895-1979), il famoso arcivescovo scrittore proclamato venerabile nel 2012.

di Donatella Coalova

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16 novembre 2019

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