Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Anne
e le sue sorelle

· Una graphic-novel sul diario più famoso del Novecento ·

Non è facile raccontare una storia che tutti pensano già di conoscere. La difficoltà, poi, diventa un pendio di sesto grado se il protagonista è il testimone-simbolo di un’epoca (in questo caso, di una delle pagine più oscure della storia del Novecento).

Il timore reverenziale che subentra accostandosi a un tema delicato può bloccare ogni idea davvero creativa: una sorta di autocensura interiore che può sabotare, più o meno consciamente, il progetto, costringendo gli autori a non allontanarsi da un’iconografia consolidata.

Anne parla con la sua amica immaginaria Kitty  in una delle tavole del libro

Il rischio, in situazioni come questa, è ottenere un’opera corretta, equilibrata, manieristicamente bilanciata, rispettosa di tutto e di tutti ma artisticamente inerte, incapace di coinvolgere davvero il lettore. Il risultato è, il più delle volte, un libro (o un film, o documentario, o un fumetto) innocuo e inutile.

La graphic novel Anne Frank Diario — uscita nel settembre scorso in cinquanta paesi in occasione del settantesimo anniversario del libro, pubblicata in Italia da Einaudi (pagine 150, euro 15) — non cade in questa trappola. Lo sceneggiatore e regista Ari Folman e l’illustratore David Polonsky hanno accettato e vinto la sfida, non senza perplessità e dubbi di metodo, che hanno sentito il bisogno di riportare in una lunga nota a fine libro, parlando con franchezza al lettore delle difficoltà attraversate.

Una squadra di storici, archivisti e traduttori li ha aiutati a trasformare in tavole a fumetti i 743 giorni che Otto Frank, sua moglie Edith, Margot — la sorella maggiore — e Anne passarono nascosti assieme ad altre quattro persone nella casa al numero 263 di Prinsengracht ad Amsterdam, ma in alcuni casi Folman e Polonsky hanno dovuto fare un passo indietro, evitando di sovrapporre immagini alle pagine più toccanti del Diario.

«Nel libro The end of the Holocaust — scrive Folman nella nota — lo storico Alvin Rosenfeld sostiene che probabilmente la gente conosce l’epoca nazista più attraverso la figura di Anne Frank che attraverso la figura di qualsiasi altro protagonista di quel periodo, a eccezione forse di Adolf Hitler. Come spiegato nel dettaglio da Rosenfeld, Anne è un simbolo la cui importanza è rimasta inalterata per oltre settant’anni. Sarà per questo che, quando l’Anne Frank Fonds di Basilea mi ha contattato cinque anni fa proponendomi di scrivere e dirigere un film di animazione per bambini basato sul diario nonché di realizzarne una versione a fumetti ho avuto seri dubbi. A farmi esitare è stata soprattutto l’idea del graphic novel. Rileggendo il Diario da adulto, e da padre di figli adolescenti, sono rimasto sbalordito e stregato: mi sembrava impossibile che una ragazzina potesse avere una visione così matura, poetica e lirica del mondo intorno a lei, e fosse stata capace di tradurre quello che vedeva in annotazioni tanto concise, penetranti e ricolme di sentimento e umorismo, con un livello di autocoscienza che ho incontrato di rado nel mondo degli adulti, figuriamoci tra i più giovani. Considerato quel testo, iconico e unico, il progetto rappresentava una sfida notevole: se avessimo voluto rendere graficamente tutto senza saltare una parola, facendo onore ad ogni cosa scritta da Anne avremmo dovuto lavorare a più di 3500 pagine».

Impossibile seguire una strada che, chiosa Folman, «avrebbe richiesto buona parte di un decennio». L’unica via praticabile era usare solo una parte del testo, riassumendolo e restando però quanto più possibile fedeli alle parole di Anne. Missione compiuta anche in questo caso, grazie al tratto elegante ed essenziale di David Polonsky, che valorizza le coraggiose scorciatoie narrative pianificate da Ari Folman (nome noto ai cinefili dopo il film di animazione Valzer con Bashir, sul massacro di Sabra e Shatila).

«In nessun momento — spiega Folman — abbiamo tentato di indovinare come Anne avrebbe realizzato il suo diario se fosse stata una disegnatrice». Il suo grande senso dell’umorismo, comunque, rivive sulle tavole a colori grazie all’ironia lieve con cui gli autori raccontano i personaggi di contorno (in particolare, sua sorella Margot) e l’ossessione per il cibo, per far capire quanto fosse difficile convivere costantemente con la fame stando nascosti. Più i momenti descritti sono drammatici, più vengono risolti in chiave onirica.

«Quanto ai periodi di scoramento e disperazione di Anne — continua Folman — abbiamo scelto di esprimerli perlopiù tramite sogni o scene fantastiche. Ad esempio, gli ebrei che costruiscono piramidi sotto il controllo dei nazisti».

Gli inquilini della casa al numero 263 di Prinsengracht vengono disegnati a cena, davanti alla tavola imbandita con quello che erano riusciti a trovare, come poveri animaletti affamati — gru, orsi, leprotti, gattini deperiti dalla mancanza di luce e di calorie — o come statuine di carillon che ripetono sempre le stesse cose. Anne manifesta il desiderio di essere ancora connessa con il mondo esterno leggendo riviste di cinema e pettinandosi i capelli come le dive Joan Fontaine, Carole Lombard e Bette Davis.

Più si va avanti nel diario più il suo talento narrativo si fa efficace e preciso. Verso il 1944 quando si innamora di Peter le sue riflessioni da sensibili diventano straordinariamente sagge in relazione alla sua età. In questi casi, Polonsky ha deposto la matita per lasciare spazio alla penna. «Ci sembrava inammissibile sacrificarle a favore di immagini e abbiamo così deciso di riportare intere pagine di testo così com’erano».

di Silvia Guidi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Presentazione Della Giornata Missionaria Mondiale

19 ottobre 2017

Prossimi eventi

NOTIZIE CORRELATE