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Ankara prepara la svolta nello scacchiere siriano

La Turchia si prepara a una svolta: nel g20 di sabato e domenica, che si svolgerà ad Antalya, il Governo turco intende presentare un documento sulla situazione in Siria. Secondo fonti di stampa, il presidente, Recep Tayyip Erdogan, e il primo ministro, Ahmet Davutoglu, vogliono inviare oltre 10.000 soldati in Siria a partire da metà dicembre con l’obiettivo non solo di contrastare l’avanzata dei jihadisti dello Stato islamico, ma anche di stabilizzare l’intera area, costituendo zone cuscinetto sicure per accogliere i profughi e gli sfollati.

Il piano — secondo le stesse fonti — prevederebbe l’entrata delle truppe turche per 46 chilometri all’interno del territorio siriano. La proposta di Ankara, che potrebbe rappresentare anche un’adeguata risposta all’emergenza immigrazione, sarà discussa con ogni probabilità nei negoziati di Vienna, programmati per sabato. Sul tavolo ci sarà anche l’ultimo progetto di Mosca, reso noto pochi giorni fa in un incontro al Cremlino tra membri del Governo russo ed esponenti dell’opposizione siriana, ovvero l’avvio di un processo di riforma costituzionale da concludersi entro 18 mesi. Il testo della nuova costituzione sarà sottoposto a referendum. Solo dopo questa prima fase dovrebbero svolgersi insieme — in base alle scadenze del piano russo — le elezioni parlamentari e quelle presidenziali.

Intanto, sul terreno gli scontri non conoscono tregua. Fonti di stampa siriane riferiscono che aerei israeliani avrebbero compiuto ieri un attacco nelle vicinanze dell’aeroporto di Damasco. Tra fine ottobre e i primi di novembre — dicono le stesse fonti — attacchi aerei sarebbero stati compiuti dall’aviazione israeliana in territorio siriano contro postazioni dell’esercito governativo e delle milizie sciite libanesi di Hezbollah. Nessun commento ufficiale è stato fatto finora dal Governo israeliano in merito a queste notizie.

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17 luglio 2019

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