Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ankara non si ferma

· Si allarga l’operazione turca in Siria contro i jihadisti dell’Is e i curdi ·

Almeno altri dieci carri armati turchi hanno attraversato questa mattina il confine e sono entrati in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è dunque destinata a prolungarsi, con conseguenze difficili da pronosticare. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che la città di Jarablus, fino a due giorni fa in mano al cosiddetto Stato islamico (Is), è stata liberata, come hanno confermato anche i comandanti sul campo. Il premier turco Binali Yildirim ha assicurato che «tutta l’area di confine a ridosso di Jarablus, a ovest dell’Eufrate, sarà ripulita dai terroristi», ovvero — spiegano gli analisti — non solo i jihadisti dell’Is, ma anche i curdi. «Al nostro confine è sorta una grave minaccia e abbiamo quindi deciso questa operazione» ha spiegato il premier. E da Ankara il vicepresidente statunitense, Joe Biden, ha avvertito le formazioni militari curde di non oltrepassare la riva occidentale dell’Eufrate.

Colonna di tank turchi  in territorio siriano (Afp)

Come detto, nella giornata di ieri, mezzi blindati turchi e circa cinquemila miliziani della Free Syrian Army (ribelli sostenuti da Ankara e opposti al Governo di Damasco) hanno strappato all’Is il distretto di Jarablus, al confine con la Turchia. Ahmad Othman, un comandante della formazione Sultan Al Murad (una delle quattro brigate del Free Syrian Army) ha rivendicato la «liberazione completa» dell’area. A sostegno del Free Syrian Army, che avrebbe contato appena un caduto negli scontri, si sono mossi anche cacciabombardieri statunitensi. L’Is sta ripiegando nella regione di Al Bab, a sud est.

L’iniziativa di Ankara ha suscitato l’ira del presidente siriano Bashar al Assad, che ha lamentato una «flagrante violazione della nostra sovranità», mentre il ministero degli Esteri russo ha espresso «profonda preoccupazione» per una possibile escalation del conflitto, dal momento che la Turchia non intende fermarsi a Jarablus, ma ha l’obiettivo di attaccare anche le milizie curde, sostenute dagli Stati Uniti e anch’esse in lotta contro l’Is. «Metteremo fine ai nostri problemi al confine» perché «la guerra in Siria è la ragione per cui la Turchia è stata colpita dal terrorismo, sia dei curdi che dell’Is», ha affermato Erdogan.

Intanto, nelle ultime ore la Casa Bianca è intervenuta sulla spinosa questione del presunto uso di armi chimiche nei combattimenti in Siria. «È impossibile negare che il regime siriano abbia ripetutamente utilizzato cloro come arma contro la popolazione» in violazione della risoluzione dell’Onu 2118, si legge in una nota dopo la diffusione da parte del palazzo di Vetro di un rapporto che ha dimostrato l’uso, in alcuni attacchi, di armi non convenzionali da parte delle forze governative e dei jihadisti dell’Is. Washington ha poi rivolto un appello alla Russia e all’Iran per unirsi allo sforzo diplomatico della comunità internazionale nella ricerca di «rispetto delle responsabilità».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE