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Ankara disposta al ritiro dei militari da Cipro

· In caso di accordo sulla riunificazione dell'isola ·

Importante segnale nel processo di riunificazione di Cipro. Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan — in un’intervista collettiva a tre quotidiani greco-ciprioti e due turco-ciprioti resa nella sua residenza di Istanbul, in quello che è stato il primo incontro fra un capo di Governo di Ankara e giornalisti ciprioti dal 1974, anno dell’inizio della divisione dell'isola — ha dichiarato che la Turchia vuole una soluzione globale e duratura per riunificare Cipro e per fare questo intende assumersi la sua parte di responsabilità. E, in caso di accordo tra i greco-ciprioti e i turco-ciprioti, Erdogan ha aggiunto che Ankara sarebbe disposta al ritiro delle truppe presenti nel nord dell'isola.

«Noi — ha precisato il premier — rispetteremo la soluzione che sarà trovata per mezzo della libera volontà delle due parti in causa e rispetteremo tutto ciò che dovremo rispettare per raggiungere questo risultato». Secondo gli analisti politici, Erdogan ha fatto riferimento, in particolare, all’ipotesi di federazione bizonale e bicomunale prospettata dalle relative risoluzioni delle Nazioni Unite per la riunificazione dell’isola in una entità politicamente eguale per le due comunità etniche e con un’unica identità internazionale. «Rispetto al ritiro delle truppe, abbiamo già detto che, nell’arco di un certo periodo di tempo, i militari possono essere ripiegati», ha concluso Erdogan.

L'invasione militare dell'esercito turco a Cipro, che risale al 1974, è uno dei temi più controversi nei negoziati per la riunificazione dell’isola mediterranea, divisa tra uno Stato greco-cipriota nel sud, membro dell’Unione europea dal 2004, e uno turco-cipriota nel nord, riconosciuto solo da Ankara.

Dopo questa occupazione militare, venne infatti proclamato unilateralmente da Ankara uno Stato federato turco — la repubblica turca di Cipro del Nord — con una propria costituzione, un'assemblea legislativa composta da quaranta rappresentanti e un proprio presidente. I greco-ciprioti chiedono un ritiro totale delle truppe turche, ma la Turchia — secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa internazionali — difende il proprio ruolo di forza garante sull’isola.

Le frasi di Erdogan su un possibile ritiro sono state accolte con freddezza dai greco-ciprioti. «La Turchia dovrebbe passare dalle parole ai fatti», ha commentato Stefanos Stefanou, portavoce del Governo di Nicosia. I negoziati per la riunificazione di Cipro sono stati avviati nel settembre del 2008 e al momento sembrano essere a un punto morto in merito ai capitoli più controversi, tra cui proprio quello della presenza militare turca. A tutt'oggi, la vicenda cipriota è alla base del congelamento dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, dove i greco-ciprioti — che rappresentano Cipro — dispongono del potere di veto sull'ammissione di Ankara.

Attualmente, la Turchia mantiene nella parte settentrionale di Cipro un contingente militare di circa 30.000 uomini. Le prospettive di una soluzione in tempi rapidi sono ostacolate dalla possibilità che le prossime elezioni di aprile nella parte nord dell'isola occupata militarmente dai militari turchi — non riconosciuta dalla comunità internazionale — possano essere vinte da Dervis Eroglu, il primo ministro e capo del partito nazionalista turco, meno disposto a concessioni negoziali rispetto all'attuale leader, Mehmet Ali Talat. Questa formazione politica ha già ottenuto un buon risultato nelle elezioni amministrative dello scorso anno. Gli analisti politici sono convinti che se ad aprile dovesse ottenere la vittoria, ci sarebbe il concreto rischio di vanificare i passi in avanti — anche se timidi — compiuti fino a questo momento.

La questione della separazione dell'isola è molto sentita dalla popolazione cipriota, che da oltre 35 anni è costretta a vivere in zone separate. L'ultimo muro ancora esistente in Europa.

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