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Ankara dichiara guerra
ai jihadisti

· Alla ricerca dei responsabili dell’attentato ·

Non c’è ancora una rivendicazione ufficiale, ma per le autorità turche lo Stato islamico (Is) resta il sospettato numero uno per il terribile attentato di sabato scorso ad Ankara, costato la vita a un centinaio di persone (97 secondo il Governo, di cui 91 identificate; 128 secondo le fonti curde). Diverse operazioni di polizia sono scattate nelle ultime ore per colpite possibili cellule dell’Is nel Paese. 

Un momento degli scontri durante le manifestazioni ad Ankara (Ap)

E ieri le strade della capitale sono state segnate dagli scontri tra polizia e manifestanti: diversi i feriti da entrambe le parti La conferma della pista jihadista è arrivata dal primo ministro turco, Ahmet Davutoğlu. «Se si esamina il modo in cui questo attentato è stato compiuto, noi consideriamo le indagini sui jihadisti dell’Is la nostra priorità» ha dichiarato Davutoglu durante un’intervista concessa all’emittente televisiva Ntv. «È un tentativo di influenzare le elezioni del primo novembre e di gettare un’ombra sul loro risultato» ha poi aggiunto. Lo stesso Davutoğlu ha anche confermato che l’attentato è stato compiuto da due uomini kamikaze: «Sono in corso test del dna e siamo vicini a un nome, molto probabilmente vicino proprio a una cellula dell’Is». In un primo momento si era parlato anche della presenza di una donna nel commando suicida, ma l’ipotesi sembra ora perdere consistenza.La tensione, intanto, resta altissima. La polizia turca ha arrestato una cinquantina di sospetti membri dell’Is in seguito a diverse operazioni antiterrorismo lanciate dalla polizia di Ankara in alcune province della Turchia. E oggi a Istanbul le forze dell’ordine hanno fermato diversi manifestanti mentre cercavano di raggiungere una manifestazione in memoria delle vittime. Ieri sera la metropolitana di Ankara è stata chiusa a causa di un nuovo allarme bomba, poi rientrato.

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18 settembre 2019

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