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Angela
mistica “normale”

· Nuova luce sull’insegnamento della santa vissuta nella Foligno del Duecento ·

Nel mese di novembre di tre anni fa, Papa Francesco elevava all’onore degli altari la beata Angela da Foligno. Benché attesa da molti, la scelta di canonizzare la mistica umbra è stato un segnale forte, tale da rappresentare una autentica svolta nella storia della santità cristiana.

Figlia del popolo, Angela non è una santa popolare. Non ha nessuna delle caratteristiche che normalmente ci si aspetta da un santo. Non ha compiuto imprese straordinarie, non ha fondato un ordine, non le sono stati attribuiti grandi miracoli. A differenza di altre celebri profetesse e carismatiche della fine del Medioevo, come Brigida di Svezia e Caterina da Siena, non ha esercitato un ruolo politico di rilievo nella storia della Chiesa. Poche anche le notizie sulla sua vita. Appartenente a una famiglia agiata, dopo la morte del marito e dei figli Angela vendette tutti i suoi beni per donare il ricavato ai poveri. Nel 1291 indossò l’abito della penitenza di san Francesco per vivere come una eremita di città, morta al mondo, ma non rinchiusa del tutto, diversamente da altre cellane antiche che avevano fatto dell’eremo, letteralmente, il proprio sepolcro.

Copertina della «Gazzetta di Foligno» del 4 gennaio 2014  contenente uno speciale  sulla canonizzazione di Angela (particolare)

Come si usava a quel tempo, compì infatti dei pellegrinaggi per lucrare le indulgenze a Roma e ad Assisi, ma fu anche in un lebbrosario nei pressi di Spello, a servire e portare conforto ai malati e ai poveri. Nel 1309 morì e fu sepolta nella chiesa di San Francesco di Foligno. Questo è tutto quello che sappiamo di lei, troppo poco per ricostituire una biografia in senso moderno. Angela resta come rinchiusa nel suo segreto, è tutta nella esperienza del divino che ha consegnato al suo libro. Ma questo scritto stupefacente basta a fare di lei la “madre santissima”, la maestra “di angelica vita” amata e ammirata da Ubertino da Casale, per Claudio Leonardi la prima e forse la più grande mistica italiana di ogni tempo.

La chiesa di San Francesco è stata chiusa a causa dei recenti eventi sismici che hanno lambito anche la città di Foligno, ma i frati conventuali, con un gesto significativo di continuità e di speranza, non hanno voluto cancellare l’appuntamento annuale della giornata di studi intitolata ad Angela, che si è regolarmente svolta sabato 12 novembre. L’incontro è stato anche l’occasione per annunciare la pubblicazione del nuovo libro di Fortunato Frezza, apparso nella Collana della mistica cristiana della Fondazione Ezio Franceschini di Firenze. Si tratta del glossario, concordanze, sinossi del Liber Lelle, che completa un progetto editoriale inaugurato dallo stesso autore nel 2012 con la trascrizione e traduzione del testo angelano secondo il codice di Assisi, il più antico e autorevole testimone della tradizione manoscritta, redatto quando la santa era ancora in vita e conservato, come una reliquia, nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi.

La genesi di questo libro è singolare, anche se in linea con i sentieri, a volte segreti e imprevisti, della mistica. Gli abituali interessi di ricerca di monsignor Frezza, canonico della Basilica papale di San Pietro, dottore in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma, erano infatti piuttosto distanti dalla letteratura latina medievale. L’incontro con questa “evangelista” del Duecento venne propiziato da monsignor Mario Sensi, cui egli era legato da una profonda e fedele amicizia. Era stato don Mario a introdurlo nel suo mondo, quello cui aveva dedicato la sua intera vita di studioso, l’universo seducente e rischioso di quei penitenti, santi e folli di Dio, che tra Due e Trecento brulicavano per le strade e i paesi dell’Umbria, come Pietruccio Crisci e la beata Angela, eroina incognita che solo il suo Liber avrebbe strappato all’anonimato, se non all’alone di mistero che da sempre la circonda.

di Alessandra Bartolomei Romagnoli

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