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Ancora violenze in Colombia

· Bomba contro una stazione della polizia nella città costiera di Barranquilla ·

Almeno cinque poliziotti sono morti e altri 41 sono rimasti feriti a causa dell’esplosione di una bomba contro la stazione di polizia nella città costiera di Barranquilla, in Colombia, secondo quanto riferito da alcuni funzionari locali. «Non ci fermeremo finché non troveremo i responsabili per questo attacco codardo» ha scritto su Twitter il presidente colombiano Juan Manuel Santos. 

Agenti colombiani nell’area dell’attacco a Barranquilla (Reuters)

Il presidente del dipartimento dell'Atlántico, dove si trova Barranquilla, Lenín Moreno, ha dichiarato lo stato di emergenza per la regione e ha accusato dell’attacco i trafficanti di droga. Tuttavia, ancora nessuna rivendicazione è stata compiuta, e gli inquirenti non escludono si possa trattare anche di un attacco riconducibile a gruppi della guerriglia che hanno deciso di non aderire al dialogo con Bogotá.

In effetti, la situazione in Colombia è tornata a farsi tesa dopo gli scontri registrati nelle ultime settimane tra militari e gruppi legati all’Eln (Esercito di liberazione nazionale), la formazione di guerriglieri che ancora non ha siglato un accordo di pace con il governo centrale di Santos. Il 9 gennaio si è conclusa la tregua di tre mesi concordata tra l’Eln e il governo di Bogotá, che aveva decretato la fine temporanea degli attacchi contro l’esercito, la popolazione civile e le infrastrutture. Scaduto l’accordo il gruppo di guerriglieri ha deciso di tornare alle azioni armate, scelta che ha portato a un’escalation di uccisioni, rapimenti e danni alle infrastrutture, e che hanno costretto i negoziatori del governo a lasciare il tavolo delle trattative. Un appello al dialogo è giunto di recente anche dalle Nazioni Unite. Il segretario generale António Guterres ha infatti esortato le parti «a riprendere i colloqui di pace e cessare lo scontro armato nel paese».

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