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Ancora una profanazione
a Beit Jamal

· Condanna degli ordinari di Terra santa ·

L’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra santa ha condannato, esprimendo «dispiacere» e «rabbia», la profanazione della chiesa di Santo Stefano, luogo di culto che fa parte del complesso salesiano di Beit Jamal, non lontano da Gerusalemme. «Abbiamo appreso — ha dichiarato ieri il portavoce dell’Assemblea, Wadie Abunassar, — della profanazione della chiesa a opera di ignoti che hanno lasciato grande distruzione oltre ad aver rotto le icone di vetro di Cristo e della Vergine Maria». Per i presuli di Terra santa «è con dispiacere e rabbia — ha aggiunto Abunassar — vedere noi stessi impegnati nella condanna di simili atti criminali che si sono ripetuti molte volte nei recenti anni, mentre al tempo stesso non vediamo né sicurezza né trattamento educativo da parte delle autorità dello stato contro questo pericoloso fenomeno».
Sull’importanza dell’aspetto educativo insiste anche il patriarcato di Gerusalemme dei Latini. Oltre alla ferma condanna di questo «orribile attacco» — si legge in un comunicato pubblicato sul sito in rete del patriarcato — si «ricorda che l’educazione è la soluzione per inculcare il rispetto per le differenze religiose e culturali dei popoli». Per l’arcivescovo vicario patriarcale Giacinto-Boulos Marcuzzo, che ieri mattina ha visitato la chiesa profanata, quello intentato da ignoti «non è solo un atto di vandalismo, ma un atto contro la santità dei luoghi e la fede del popolo».

In questo senso, il presule ha sottolineato come «la Terra santa è un luogo di profonda fede e di ricchezza culturale». Di qui il rinnovato invito a «vivere insieme alla diversità delle credenze religiose. È assolutamente necessario accettare gli altri, accettare l’un l’altro nella nostra diversità».ra diversità».

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11 dicembre 2019

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