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Ancora troppi
i morti nel Mediterraneo

· ​I dati delle organizzazioni internazionali ·

Nella stessa giornata in cui l’ong tedesca Sea Watch ha salvato 53 migranti a circa 40 miglia dalle coste libiche, ieri le organizzazioni Sos Méditerranée e Medici senza frontiere (Msf) hanno riportato il costo umano annuale delle politiche di immigrazione europee: almeno 1.151 tra uomini, donne e bambini, hanno perso la vita in mare, e oltre 10.000 sono stati riportati forzatamente in Libia. 

Per Annemarie Loof, responsabile delle operazioni di Msf, «la risposta dei governi europei alla crisi umanitaria nel Mar Mediterraneo e in Libia è stata una corsa al ribasso». Da quando è stato bloccato l'ingresso nei porti italiani alla nave di ricerca e soccorso «Aquarius», gestita dalle due organizzazioni, nel mar Mediterraneo centrale sono stati documentati oltre 18 incidenti. Nel loro rapporto, Msf e Sos Méditerranée denunciano anche la «criminalizzazione del salvataggio di vite in mare, che erode il principio fondamentale dell’assistenza umanitaria». Stando ai monitoraggi effettuati, le navi commerciali, finanche quelle militari, sono sempre più restie a soccorrere migranti in mare. In Italia, il decreto sicurezza bis, se convertito in legge dal Parlamento italiano, imporrebbe sanzioni tra 10.000 e 50.000 euro alle organizzazioni che entrano in acque territoriali italiane. Sul fronte dei rimpatri, Carlota Sami, portavoce dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati nell'Europa meridionale, ha twittato: «nessun essere umano può essere restituito in Libia, dove i centri di detenzione sono luoghi inumani di tortura e violenza». Sami ha sottolineato come «far rientrare in un paese in guerra civile chi fugge da guerre, violenze e soprusi costituisce una gravissima violazione dei diritti umani, del diritto del mare e del diritto dei rifugiati». Non a caso a chi suggeriva di condurre i migranti soccorsi Libia, i legali della Sea Watch hanno replicato che «la nave ha rispettato la vigente normativa internazionale che vieta il trasbordo e lo sbarco in territorio libico».

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25 febbraio 2020

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