Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ancora tragedie nel Mediterraneo

· ​Migranti morti in diversi naufragi al largo delle acque libiche ·

Non si ferma la lunga scia di morte nel Mediterraneo. La Guardia costiera libica ha recuperato ieri i cadaveri di quattro donne morte dopo il naufragio di un’imbarcazione che stava trasportando 586 migranti al largo di Tripoli. Altri trenta profughi risultano ancora dispersi. Tra le persone salvate ci sono invece undici bambini e sessanta donne, alcune delle quali incinte. 

Intanto, sono 254 i migranti, tra loro 35 minori, sbarcati questa mattina al porto di Catania, in Sicilia. A bordo dell’imbarcazione è stato ritrovato anche un cadavere. Dopo le operazioni di accoglienza affidate al coordinamento di protezione civile comunale e alle associazioni di volontariato, i migranti sono stati trasferiti in alcuni centri della provincia a Giarre e ad Acireale.

Bambino nel campo profughi di Idomeni (Afp)

E sempre oggi, è giunta a Cagliari la nave militare spagnola con a bordo 666 migranti salvati nelle acque tra la Libia e l’Italia. Tra questi circa 150 donne e una quarantina di bambini. È previsto che 300 rimangano nella provincia di Cagliari mentre gli altri saranno distribuiti nelle strutture delle altre province.
Ieri, infine, due migranti sono stati trovati morti su un barcone in prossimità dell’isola greca di Lesbo. La loro imbarcazione — stando alle ricostruzioni dei testimoni — trasportava decine di migranti provenienti dalla vicina Turchia.
Sul piano politico, si fa sempre più complessa l’attuazione dell’accordo tra Unione europea e Turchia. La Commissione Ue ha approvato oggi l’attuazione immediata dell’accordo, che comporta l’apertura di 54.000 posti per il ricollocamento di rifugiati nella Ue. Da ieri, ha sottolineato il portavoce della Commissione, coloro che arrivano nelle isole greche «non sono eleggibili per la ricollocazione» secondo le vecchie regole, ma solo seguendo le nuove. Critiche, intanto, da Ankara. «Se prendessimo esempio dall’Ue, dovremmo chiudere le nostre frontiere ai rifugiati» ha dichiarato oggi il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, accusando direttamente i Paesi europei di non aver seguito la sua proposta di istituire una zona di sicurezza nel nord della Siria, in cui accogliere i rifugiati. «Tutti quelli che non hanno accettato una no-fly zone e una zona libera dal terrore in Siria ora si lamentano della situazione dei rifugiati» ha detto il presidente turco. Ieri Atene ha frenato sull’intesa, facendo sapere che avrà bisogno di più tempo per attuare le misure previste. Bruxelles ha sottolineato che a breve saranno chiariti i criteri per il ricollocamento dei migranti. «Le modalità sulla riammissione saranno discusse e anche se le operazioni non si fanno materialmente oggi, si faranno nei prossimi giorni» hanno spiegato i portavoce dell’Unione.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE