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Ancora tensione tra Ankara e Bruxelles

· Erdoğan minaccia di non rispettare l’accordo sui migranti ·

Sulla scia delle polemiche con Olanda e Germania per il divieto ai comizi dei ministri turchi, Ankara torna a mettere in guardia l’Unione europea. E il ministro degli esteri, Mevlüt Çavuşoğlu, ha minacciato di «porre fine in maniera unilaterale all’accordo sui rifugiati». A un anno dalla firma sull’accordo relativo alla gestione del flusso di rifugiati attraverso il Mar Egeo, il capo della diplomazia turca ha spiegato che «non si tratta di una minaccia, né di un bluff», quando «un accordo viene onorato da una sola parte giunge alla propria fine in maniera naturale».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan (Reuters)

E nella polemica si è inserito anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, che ha lanciato ieri contro l’Ue la minaccia di quella che alcuni media hanno definito “la bomba demografica”. «Faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell’Europa. Questa sarà la migliore risposta all’ingiustizia che vi è stata fatta», ha scandito il capo dello stato turco in un nuovo bagno di folla a sostegno del referendum di aprile sul progetto di riforma presidenzialista.

Da Eskisehir, nel nord-ovest dell’Anatolia, il leader di Ankara, dopo aver minacciato di lasciar passare i profughi, facendo carta straccia dell’accordo siglato con Bruxelles, ha giocato la carta dell’orgoglio nazionalista, aggiornando il suo classico appello alle famiglie turche a «fare almeno tre figli». Poi è tornato a condannare il bando del velo nei luoghi di lavoro: «Siamo stanchi di tutto questo. Voi dite che è libertà di religione. Io vi sfido a vietare la kippah».

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22 settembre 2019

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