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Ancora senza approdo
i migranti a bordo
della Sea Watch 3

· La Cei chiede corresponsabilità tra paesi europei e offre accoglienza ai minori ·

Non trova ancora soluzione la dolorosa vicenda dei 47 migranti salvati in mare dalla nave Sea Watch 3 senza un porto cui approdare. Uno spiraglio, sia pure parziale, si è aperto con la richiesta del presidente della Corte d’appello di Catania, Giuseppe Meliadò, di far sbarcare almeno i minori. Tuttavia, il ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, è tornato a escludere l’approdo su coste italiane, spiegando di aver scritto all’Olanda, paese di cui batte bandiera la nave, chiedendo che sia L’Aia a farsene carico. Quanto alla questione specifica dei minori, Salvini ha fatto notare che si tratta di ragazzi di 17 o 17 anni e mezzo.

Da parte sua, in una nota inviata alle agenzie, il governo olandese si dice «disposto a mostrare solidarietà» solo se si raggiunge una «soluzione strutturale» che consenta di «rifiutare e rispedire indietro immediatamente quei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale». «È compito del capitano della Sea Watch 3 trovare un porto sicuro nelle vicinanze» conclude la nota.

Nella sede della Capitaneria di porto di Siracusa è in corso una riunione alla presenza del garante per l’Infanzia, Carla Trommino, della Guardia costiera e Guardia di Finanza, per decidere se fare sbarcare gli otto minori non accompagnati che si trovano sulla Sea watch 3, ferma in rada davanti alle coste di Siracusa, al riparo dal mare grosso. Secondo quanto apprende, si stanno facendo accertamenti sulle documentazioni che riguardano i minori non accompagnati. Ieri era stata la stessa garante a scrivere alla Procura dei minori per chiedere lo sbarco immediato dei minori.

Dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) è intanto arrivata la disponibilità ad accogliere minori non accompagnati che si trovano sulla Sea Watch. Il portavoce don Ivan Maffeis ha dichiarato all’agenzia di stampa AdnKronos: «Stiamo parlando di vittime, non è una questione di fede ma un discorso di umanità. Davanti alle vittime non ci si può girare dall’altra parte. Il Mediterraneo non può trasformarsi in un muro. Ognuno deve fare la propria parte».

E stamane, infine, dopo le molte polemiche intorno al ruolo delle ong nei salvataggi in mare, il presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha chiarito che sono state finora archiviate tutte le inchieste su presunti contatti tra le organizzazioni non governative e gli scafisti. Sottolineando che in diversi procedimenti «sono state affrontate questioni giuridiche di eccezionale complessità», Frasca ha spiegato che queste problematiche, proprio «per la loro rilevanza argomentativa, sono state pubblicate in diverse riviste giuridiche e costituiscono un primo momento di orientamento giurisprudenziale in materie così complesse».

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23 agosto 2019

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