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Ancora sangue a piazza Tahrir

· Le forze di sicurezza intervengono di nuovo contro i manifestanti al Cairo ·

Tre morti accertati e una sessantina di feriti, tra i quali un quindicenne in gravi condizioni, ci sono stati all’alba in scontri a piazza Tahrir, al Cairo, nel quinto giorno consecutivo di proteste. Il sito d’informazione egiziano Al Wafd ha specificato che tra i morti ci sono due studenti universitari. Su Twitter gli attivisti riportano il nuovo bilancio dagli ospedali da campo della piazza: in cinque giorni i morti sarebbero 15 mentre i feriti supererebbero i seicento e gli arrestati sarebbero già 230.

Ieri il vice ministro della Difesa, il generale Emad Emara, che fa parte del consiglio supremo delle forze armate che oggi governa l’Egitto aveva negato un uso eccessivo della forza contro i manifestanti. «I soldati si sono difesi durante gli attacchi al palazzo del Parlamento», ha detto in conferenza stampa l’ufficiale, denunciando la scoperta di un piano specifico in merito e sostenendo che il Paese attraversa un momento cruciale ed è in pericolo. Come presunta prova del complotto, Emara ha mostrato un video di alcuni ragazzi fermati che avrebbero confessato di essere stati pagati 20 lire egiziane (3 euro) e due pasti al giorno per continuare a provocare l’esercito nelle sedi governative. Ma il generale non è riuscito a spiegare i pesanti attacchi fisici di gruppi di soldati, apparsi in video diffusi per televisione e per internet, a manifestanti inermi, tra i quali quello del pestaggio di un uomo che aveva tentato di proteggere una donna, a sua volta picchiata, calpestata e parzialmente denudata.

In ogni caso, la tesi di Emara non sembra convincere esponenti internazionali di primo piano, che hanno tutti sollecitato comportamenti delle forze armate più rispettosi della vita e dei diritti dei manifestanti. Dopo che in questo senso si era espresso lo stesso segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navanethem Pillay, ha parlato di repressione brutale, aggiungendo che «le immagini dei manifestanti, tra cui donne, che vengono bastonati e aggrediti, senza aver fatto nulla, sono assolutamente scioccanti». Simili espressioni ha usato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, secondo la quale le violenze inflitte alle donne disonorano lo Stato.

I fatti di questa mattina mostrano però che le violenze stanno tutt’altro che scemando. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa internazionali, in piazza Tahrir agenti in assetto antisommossa e soldati sono intervenuti, usando lacrimogeni e bastoni, ma anche aprendo il fuoco, in quello che gli attivisti hanno descritto come un raid contro il sit-in permanente dei dimostranti. Secondo questi ultimi, agenti e soldati hanno dato fuoco a ogni cosa che era sulla loro strada. Le agenzie di stampa specificano che l’intervento delle forze dell’ordine è stato preceduto da un tentativo della folla di abbattere un muro eretto dall’esercito per bloccare l’accesso al Parlamento.

Sul piano politico, intanto, il movimento radicale egiziano dei salafiti ha annunciato per la prima volta la sua intenzione di rispettare tutti i trattati che l’Egitto ha firmato, compreso quello con Israele. Il partito salafita al Nour, che si è a aggiudicato tra il 25 e il 30 per cento dei voti nella prima tornata elettorale delle parlamentari, il 28 e 29 novembre, si è detto anche a favore dei negoziati con Israele.

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