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Ancora possibili negoziati con l'Iran

· Secondo fonti diplomatiche nonostante le sanzioni varate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu ·

La Cina, dopo averle votate, ha affermato oggi che le nuove sanzioni inflitte dal Consiglio di sicurezza dell’Onu all’Iran «non significano che la porta è chiusa a una soluzione diplomatica. La Cina ha sempre sostenuto che la via giusta per risolvere il problema del nucleare iraniano è quella del dialogo, dei negoziati e di altre iniziative diplomatiche che rispondano alle preoccupazioni di tutte le parti in causa», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang.

Nonostante il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu — a favore della risoluzione 1929, che comprende una quarta tornata di sanzioni contro l'Iran, hanno votato 12 Paesi, tra cui i 5 membri permanenti (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina), contro Turchia e Brasile, firmatari di un tentativo di accordo in extremis con Teheran, mentre il Libano si è astenuto — la giornata di ieri è stata caratterizzata dal rilancio di offerte di dialogo. Per il presidente statunitense, Barack Obama, a Teheran è stato inviato «un chiaro messaggio» ma quanto al diritto al nucleare pacifico gli Stati Uniti restano aperti al dialogo. «Teheran — ha sottolineato la Casa Bianca — deve rispettare i suoi obblighi e dimostrare chiaramente alla comunità internazionale la natura pacifica delle sue attività nucleari».

La Turchia e il Brasile possono giocare un ruolo nel lavoro diplomatico futuro nei confronti dell’Iran. I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza che con la Germania hanno negoziato il nuovo round di sanzioni hanno lasciato la porta aperta al dialogo: «Speriamo che Teheran finisca per cooperare con la comunità internazionale», ha detto l’ambasciatore francese Gerard Araud. «Scopo delle sanzioni è far tornare Teheran al tavolo del negoziato», ha detto anche l’inviato di Pechino.

La Russia ha votato le sanzioni in funzione di un negoziato. Lo ha sostenuto l'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin, affermando che le sanzioni sono «una scelta obbligata, la cui adozione ha implicato un approccio attentato e ben calibrato». Anche l’Europa tiene aperto lo spiraglio del dialogo. Lo ha sostenuto l'alto responsabile della politica Estera e di sicurezza comune dell’Ue, Katherine Ashton, pronta a incontrare alla prima occasione il capo dei negoziatori iraniani, Saeed Jalili. Per il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle: «La porta per la cooperazione e la trasparenza è ancora aperta». Il titolare della Farnesina, Franco Frattini, ha affermato: «Ora è importante proseguire nel doppio binario. Le sanzioni non sono un fine in sé, debbono servire per riportare Teheran al tavolo negoziale».

Diverso il giudizio della Turchia, nuovo protagonista sulla scena diplomatica mondiale. Le sanzioni inflitte all’Iran dal Consiglio di sicurezza dell’Onu colpiranno gli sforzi per arrivare a una soluzione diplomatica sul discusso programma nucleare di Teheran, ha fatto sapere un preoccupato ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu. Anche per il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, le sanzioni sono «un errore che indeboliscono il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». Soddisfatto, invece, Israele. L’approvazione della risoluzione dell’Onu è un «passo importante, ma non è abbastanza», afferma il ministero degli Esteri, che invita comunque alla «piena e immediata applicazione delle sanzioni».

La prima risposta di Ahmadinejad è però stata sprezzante. Per l’Iran le nuove sanzioni approvate all’Onu «complicheranno ulteriormente» la situazione.

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