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Ancora morti
nel Mediterraneo

· Nuovi fondi Ue alla Grecia per i profughi mentre prosegue lo sgombero del campo di Idomeni ·

Bruxelles, 25. Stavolta i soccorritori non ce l’hanno fatta a salvare tutti. E così sette persone sono morte nel naufragio di un barcone con circa 500 migranti a bordo, al largo della Libia. L’imbarcazione si è infatti rovesciata quando già era stata avvistata da una unità della Marina italiana. Si teme ci siano altre persone disperse.

Migranti salvati al largo della costa libica (Afp)

Questa ennesima tragedia arriva nel giorno in cui i dati sottolineano che il numero delle persone morte annegate nel mese corrente è diminuito del 24 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Un dato positivo, verrebbe da dire, non fosse che si tratta comunque di ben 1.370 vite umane stroncate. Ma è anche un dato che conferma come le traversate nel Canale di Sicilia non conoscano tregua. Come dimostrano i 5.000 migranti salvati negli ultimi due giorni.

A proposito degli arrivi, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) stima a oltre 191.000 il numero di migranti e rifugiati giunti in Europa attraversando il Mediterraneo dall’inizio del 2016 fino al 21 maggio. In particolare, si tratta di arrivi in Italia e Grecia, ma anche a Cipro e in Spagna.

Intanto, per la gestione dei migranti, a favore della Grecia la Commissione europea ha stanziato altri 25 milioni di euro. I finanziamenti, provenienti dal Fondo per asilo e migrazione, Amif, verranno utilizzati per attuare l’accordo con la Turchia e il piano di ricollocamenti per i rifugiati. Consentiranno di dispiegare ulteriori esperti e interpreti provenienti dagli Stati membri, oltre a mettere in piedi uffici mobili negli hotspot per fornire assistenza a chi presenta domanda di asilo. Dall’inizio del 2015 a oggi la Commissione europea ha assegnato alla Grecia 262 milioni di euro in assistenza d’emergenza, oltre ai 509 milioni già allocati nell’ambito dei programmi 2014-2020.

E intanto a Idomeni, al confine con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, prosegue lo sgombero del campo profughi. Nella prima giornata sono state spostate circa 2.000 persone su un totale di oltre 8.000.

Sulla frontiera tra Italia e Austria, invece, nonostante l’annuncio del ministro degli Interni di Vienna, Wolfgang Sobotka, continua la costruzione della barriera che potrebbe essere usata per il cosiddetto «management dei migranti», qualora gli austriaci lo giudicassero opportuno. Sobotka afferma che «sono già stati predisposti i pilastri e nei prossimi giorni verrà fissato il tetto della struttura che, come al valico di Spielberg con la Slovenia, sarà usata per identificare i migranti in arrivo, sempre che lo si ritenga necessario».

Nel frattempo la direzione della polizia della regione del Tirolo conferma che altri 50 agenti di polizia austriaci hanno cominciato a controllare il traffico nelle immediate vicinanze del confine del Brennero in territorio tirolese. I controlli vengono effettuati sull’autostrada, sulla strada statale e sui treni. In totale sono 80 gli agenti austriaci impegnati in quello che viene definito un servizio di perlustrazione.

Di barriere è tornato a parlare ieri il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in occasione delle commemorazioni del centenario della Grande Guerra. In visita ad Asiago, località del Veneto simbolo della battaglia passata alla storia come “offensiva di primavera” e teatro di un terribile bombardamento che la rase completamente al suolo, Mattarella ha parlato di pace non scontata, sottolineando che «il progresso e le conquiste civili possono essere mantenute dall’Europa solo garantendo la pace e non alzando le barriere». Il presidente ha inoltre raccomandato di non anteporre «gli ideali alla ricerca, effimera, del consenso ad ogni costo». Il rischio è quello di chiudersi «nei recinti di malintesi interessi nazionali».

In sostanza Mattarella ha lanciato un monito ai Governi affinché non si disperda l’eredità più preziosa avuta in dote dall’Europa dopo il disastro di due immani conflitti. «Sono state le intese — ha sottolineato — le alleanze non aggressive, le unioni sovranazionali e non le chiusure e le barriere a garantire all’Italia e agli altri la libertà e il benessere».

Da qui, dalle montagne di Asiago, dove durante la Grande Guerra morirono 230.000 uomini, il capo dello Stato italiano ha voluto ribadire che «è stata la pace e non la guerra ad assicurare stabilità e progresso, è stato il dialogo non lo scontro a permettere le grandi conquiste civili ed economiche di questi 70 anni». E infine ha parlato di «rischio concreto che forze disgregatrici, minacce terroristiche, crisi economiche, flussi migratori, facciano fare pericolosi balzi all’indietro».

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