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Ancora molti ostacoli nella lotta contro l'Aids

Pubblichiamo la traduzione dell'intervento pronunciato il 9 giugno dall'arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, alla plenaria sull'item 44: attuazione della Dichiarazione d'impegno sull'Hiv/Aids e Dichiarazione politica sull'Hiv/Aids, nell'ambito della 64ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Presidente,

nella Dichiarazione di Impegno sull'Hiv/Aids, i Capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto con preoccupazione che la diffusione dell'Hiv è stata «una emergenza globale e una delle sfide più difficili per la vita e la dignità umane» nonché un grave ostacolo alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale (A/RES/S-26/2). Cinque anni dopo, nella Dichiarazione Politica sull'Hiv/Aids hanno osservato con apprensione che dopo un quarto di secolo con questo flagello stiamo ancora affrontando una «catastrofe umana senza precedenti» (A/RES/60/262). In entrambe le occasioni si sono assunti l'impegno di intraprendere l'azione necessaria per combattere questa grave minaccia per la comunità umana.

Dato il significativo impegno delle organizzazioni sostenute dalla Chiesa cattolica nell'offrire assistenza in tutte le parti del mondo a quanti sono affetti da Hiv/Aids, la mia Delegazione coglie questa occasione per osservare che la comunità globale continua a dover affrontare molti ostacoli nei suoi sforzi per rispondere in maniera adeguata a questo problema, per esempio, al fatto che 7.400 persone vengono infettate dall'Hiv ogni giorno, che circa quattro milioni di persone sono attualmente sotto trattamento, che 9,7 milioni stanno ancora aspettando le cure che salvano o prolungano la vita e che per ogni due persone che cominciano il trattamento cinque vengono infettate (Unaids; Risposte nazionali e regionali all'Aids).

Presidente,

se l'Aids si deve combattere affrontando in modo realistico le sue cause più profonde e i malati devono ricevere le cure amorevoli di cui hanno bisogno, noi dobbiamo offrire alle persone maggiore conoscenza, capacità, competenza tecnica e strumenti. Per questo motivo, la mia Delegazione raccomanda con forza che si dedichino maggiori attenzione e risorse al sostegno di un approccio basato sui valori e sulla dimensione umana della sessualità, ovvero, su un rinnovamento spirituale e umano che conduca a un nuovo modo di comportarsi con gli altri. La diffusione dell'Aids si può bloccare in maniera efficace, come hanno affermato anche gli esperti di sanità pubblica, se questo rispetto per la dignità della natura umana e per la legge morale intrinseca viene incluso fra gli elementi essenziali degli sforzi di prevenzione dell'Hiv.

La mia Delegazione è molto preoccupata per il divario della disponibilità di fondi per i trattamenti antiretrovirali fra i poveri e nelle popolazioni emarginate. I fornitori legati alla Chiesa cattolica in Uganda, in Sudafrica, ad Haiti e in Papua Nuova Guinea, fra gli altri, riferiscono che i donatori internazionali hanno detto loro di non introdurre nuovi pazienti in questi programmi. Inoltre, hanno espresso preoccupazione per ulteriori tagli che riguarderanno anche coloro che stanno già ricevendo il trattamento. La comunità globale ha la grande responsabilità di offrire un accesso equo e costante a questi trattamenti. Fallire in questo non solo causerà perdita e sofferenza indicibili alle persone e alle famiglie direttamente colpite dalla malattia, ma avrà anche gravi conseguenze economiche, sociali e di sanità pubblica per tutta la famiglia umana.

Particolarmente vulnerabili sono i bambini che hanno l'Hiv o una co-infezione Aids-Tbc. Una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo sono molto meno accessibili ai bambini sieropositivi che agli adulti. Senza questo accesso almeno un terzo di questi bambini morirà prima di compiere un anno e almeno metà di essi morirà entro il secondo anno di vita. Questa perdita di future generazioni e di leader non si può più affrontare con il silenzio o con l'indifferenza.

Presidente,

attraverso i loro impegni globali nel 2001 e nel 2006, i Capi di Stato e di Governo hanno formulato un'idea di accesso equo nonché di azione concreta e completa in risposta alla diffusone globale dell'Hiv. Le sfide attuali mettono in dubbio la nostra capacità di rispettare queste promesse. Tuttavia, di fronte alla minaccia costante dell'Hiv e dell'Aids, dobbiamo riconoscere le esigenze della famiglia umana di solidarietà mondiale, di una onesta valutazione delle modalità utilizzate in passato, che potrebbero essersi basate più sull'ideologia che sulla scienza e sui valori, e di una azione determinata che rispetti la dignità umana e promuova lo sviluppo integrale di ogni persona e di tutta la società

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