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Ancora in crescita il turismo sessuale che sfrutta i minori

Nonostante un ventennio di azioni e impegno a favore dei minori, lo sfruttamento sessuale nell’ambito di viaggi e turismo è ancora in crescita nel mondo; un dato che coglie di sorpresa, visti i numerosi tentativi compiuti a livello internazionale e nazionale per combattere questa piaga. Un fenomeno inarrestabile nonostante si registrino in alcuni paesi provvedimenti efficaci. Nessun paese è al riparo: in un mondo sempre più interconnesso, un numero crescente di persone si sposta e anche le aree del mondo più isolate sono ormai accessibili a poco prezzo.

Da sottolineare inoltre che lo sfruttamento sessuale di minorenni nel corso dei viaggi coinvolge non solo i turisti, ma anche persone che si spostano per affari o lavoratori stagionali. E si affaccia un nuovo settore, meno visibile ma sempre più in espansione, il “volonturismo”, cioè il fatto di recarsi come volontario in un paese in via di sviluppo nell’ambito di vacanze organizzate. Anche se spesso benefico per la popolazione locale, una forma particolare di questo fenomeno, cioè il lavoro in un orfanotrofio, può portare con sé il pericolo di traffico e sfruttamento di bambini.

Un recente studio mondiale conferma che i delinquenti sessuali provengono da tutti i ceti sociali senza corrispondere necessariamente al profilo stereotipato dell’uomo pedofilo bianco, occidentale, agiato e di mezz’età. Possono essere stranieri oppure cittadini del paese, giovani o anziani. Le ricerche effettuate indicano che la maggioranza è composta di aggressori situazionali — che forse non avevano mai pensato veramente a sfruttare un bambino fino a quando l’occasione si è presentata — piuttosto che di aggressori preferenziali.

Se si considera la ripartizione geografica, il sud-est asiatico rimane una delle regioni più interessate, in particolare le Filippine, la Thailandia e la Cambogia. Matthieu Dauchez è un sacerdote francese impegnato attraverso la fondazione Anak-Tnk a Manila nell’accoglienza di bambini di strada che sono direttamente le vittime di questo tipo di abuso: «Qui abbiamo affrontato casi legati a viaggiatori coreani, e anche europei — provenienti in particolare da Belgio e Germania — ma mi sembra che le cifre generali indichino provenienze da tutti continenti» racconta all’Osservatore Romano, confermando che i molestatori sono in maggioranza locali, per lo più uomini.

«Il turismo sessuale organizzato resta tuttavia marginale rispetto alla prostituzione “on the spot”, cioè la prostituzione non organizzata in cui i bambini sono utilizzati da pedofili che li cercano, li abusano e poi danno una piccola gratifica in cambio del silenzio» racconta Dauchez. E si sono aggiunte nuove forme di abusi grazie ai progressi di Internet e della tecnologia sui cellulari, che rende possibile l’anonimato e il diffondersi di canali incontrollabili per contatti diretti tra delinquenti e vittime. Spiega ancora il sacerdote: «Utilizzati da prosseneti o dalle stesse famiglie, i bambini sono proposti in rete e i molestatori pagano per vedere le attività sessuali online. Da qui può poi scaturire la possibilità di incontri fisici».

Di fronte a questa piaga, gli organismi internazionali interpellano gli stati e il settore privato. L’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, durante il suo consiglio ministeriale dell’8 dicembre a Vienna, ha raccomandato agli stati membri di lottare contro il turismo sessuale in cooperazione con l’industria del turismo, invitando anche la società civile e le organizzazioni internazionali pertinenti, «a prevenire qualsiasi forma di traffico di bambini, compreso lo sfruttamento sessuale attuando le procedure previste allo scopo di identificare, denunciare e trattare il presunto traffico di bambini». L’approccio globale, che mobilita sulla base di dati certi molte persone sembra dare risultati concreti. Per questo motivo lo sforzo dovrebbe includere non solo le multinazionali, ma anche le piccole e medie imprese, e le persone che svolgono attività nel settore turistico (bed and breakfast, piccoli alberghi, taxi).

Secondo l’organizzazione non governativa End Child Prostitution in Asian Tourism (Ecpat), novità positive sono emerse nel 2017. Nel novembre scorso, il dipartimento di stato degli Stati Uniti ha cominciato a revocare i passaporti degli autori di abusi sessuali su minori e a emettere nuovi passaporti con l’indicazione della condanna del titolare. L’Australia ha adottato un provvedimento analogo ancora più coercitivo, poiché prevede l’obbligo per le persone identificate come autori di abusi sessuali su minori di chiedere il permesso delle autorità per uscire dall’Australia, con il rischio, in caso di omessa richiesta, di cancellazione del passaporto.

Nonostante tutte queste iniziative, relativizza padre Dauchez, va ricordato che «siamo purtroppo di fronte a bambini che sono stati utilizzati come oggetti sessuali e che ormai si vedono soltanto come cose sporche, rovinate e da buttare nella spazzatura. Non si guarisce da queste ferite e il bambino dovrà portare per tutta la sua vita il peso di tali abusi. L’ampiezza di questo fenomeno è enorme, ma statistiche e cifre sono soltanto la punta dell’iceberg perché la realtà più terribile è quanto rimane in questi cuori: ferite aperte e infiammate» conclude il sacerdote.

di Charles de Pechpeyrou

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26 febbraio 2018

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