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Ancora bombe su Tripoli

· Mentre cominciano a scarseggiare cibo, medicinali e benzina ·

Continuano i bombardamenti della Nato su Tripoli. Nella serata di ieri sono state udite diverse forti esplosioni: il reporter della France Press, inviato nella capitale libica, ne ha riferite sei, di violenta portata. E il portavoce del Governo di Tripoli, Mussa Ibrahim, ha affermato ieri che nei raid della Nato dal 19 marzo al 26 maggio sono morti 718 civili e altri 4.067 sono rimasti feriti, 433 dei quali sono in gravi condizioni. La Nato — che secondo fonti diplomatiche prolungherà fino a settembre la missione Unifield protector — ha smentito di aver provocato molte vittime tra la popolazione civile.

Intanto, il ministro degli Esteri sudafricano, Maite Nkoana-Mashabane, ha lanciato un appello per un immediato cessate il fuoco in Libia. Poco dopo la visita del presidente Jacob Zuma a Tripoli, il capo della diplomazia sudafricano ha ribadito il sostegno del Paese alla posizione «dell’Unione africana» chiedendo «un cessate il fuoco verificabile e immediato» e l’inizio del dialogo tra le parti per una «transizione democratica».

Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, citato dall’agenzia Interfax, ha affermato ieri che in Libia «esiste la possibilità di trovare un compromesso perché l’opposizione riconosce la necessità assoluta della partecipazione al futuro negoziato di rappresentanti di Gheddafi. L’importante è che le forze esterne, i giocatori esterni, inclusi coloro che si sono incaricati di superare oltre ogni limite il mandato della risoluzione dell’Onu, non diano fastidio a queste forze».

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, l’ex ministro giordano Abdelilah Al Khatib, tornerà nel Paese questa settimana, per ottenere «un cessate il fuoco che preveda lo stop ai bombardamenti della Nato e l’organizzazione di libere elezioni». Lo ha annunciato Lynn Pascoe, il responsabile degli Affari politici dell’Onu, aggiungendo che il leader libico Gheddafi ha chiesto lo scongelamento dei beni di Tripoli per avere in cambio cibo, medicinali, benzina, ma non ha ottenuto soddisfazione. Gheddafi ha chiesto qualcosa di analogo a quanto i ribelli hanno ottenuto ieri dall’Italia, attraverso Eni e Unicredit.

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19 gennaio 2020

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