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Ancora bombe statunitensi su Sirte

· Obama sostiene una missione di trenta giorni per la stabilità della Libia ·

Continuano i raid statunitensi contro i miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is) asserragliati nella loro roccaforte libica di Sirte. I «primi sette raid» aerei della «missione di trenta giorni» autorizzata dal presidente statunitense, Barack Obama, hanno colpito i jihadisti distruggendo blindati e depositi di armi, mentre a terra prosegue lentamente l’avanzata delle forze fedeli al Governo di accordo nazionale del premier, Fayez Al Sarraj, in una sorta di accerchiamento a tenaglia.

Forze di Tripoli attaccano postazioni jihadiste a Sirte (Reuters)

A 24 ore dal lancio delle prime bombe statunitensi, su richiesta del Governo di Tripoli, la Libia torna a essere il centro del risiko mondiale. La Russia e il Parlamento di Tobruk — che non ha ancora votato la fiducia al premier Al Sarraj — giudicano “illegali” i raid statunitensi in quanto «serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu». Ma il Palazzo di Vetro in un messaggio ribatte che sono in «linea con la risoluzione delle Nazioni Unite».
L’Onu sta «seguendo da vicino gli sviluppi della situazione in Libia» ha precisato il portavoce del Palazzo di Vetro. Quindi ha richiamato i passaggi della risoluzione del Consiglio di sicurezza numero 2259, nei quali si esortano gli Stati membri «a sostenere il Governo di accordo nazionale, su sua richiesta, nella lotta contro l’Is». Inoltre, «si invitano gli Stati membri ad agire costruttivamente con il Governo di accordo nazionale e a cessare di sostenere istituzioni parallele».
E ieri sera sui raid in Libia è intervenuto anche il presidente Obama. Vogliamo la stabilità del Paese, ha detto il capo della Casa Bianca, riferendosi anche alla crisi dei migranti e ribadendo come l’intervento — una «missione di trenta giorni» — sia stato deciso anche per una questione di sicurezza nazionale e per aiutare i libici a «finire il lavoro» nella lotta contro i miliziani dell’Is, adottando lo stesso approccio usato in Iraq e Siria.
E spunta intanto l’ipotesi dell’uso della base di Sigonella. «Valuteremo se ci saranno richieste, naturalmente se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento» ha precisato ieri il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, giudicando «molto positivo» l’intervento statunitense. In una telefonata con Al Sarraj il titolare della Farnesina ha poi confermato la disponibilità dell’Italia a fornire assistenza sul piano umanitario e sanitario, e il premier designato libico lo ha ringraziato per il sostegno. Invece l’Egitto — che sostiene il generale delle forze armate Khalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruk — ha fatto sapere di essere stato solo «informato dei raid dai libici».

Intanto sul terreno a Sirte è guerra aperta. Gli Stati Uniti hanno lanciato «almeno sette raid da ieri», riporta la Fox in linea con quanto hanno scritto le forze di Tripoli che portano avanti l’operazione Al Bonyan Al Marsous, i cui leader militari hanno incontrato Al Sarraj insieme ai suoi due vicepresidenti. Sul tavolo dell’incontro, i recenti «progressi ottenuti dalle forze militari nella zona degli scontri». Tra questi vi è la liberazione dell’area residenziale di El Dollar.

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15 dicembre 2019

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